PERSECUZIONE dei CRISTIANI DA I ROMANI agli americani con La Queen di EnGLAND (gladio l e)

PERSECUZIONE dei CRISTIANI DA I ROMANI agli americani con La Queen di EnGLAND (gladio l e)

《 Dottrina militare Responsabilità di comando Guerra Giusta Fragging Diritto internazionale umanitario (DIU) Prigioniero di guerra – ITALIA ALATA

https://italiaalata.wordpress.com/2020/04/14/dottrina-militare-responsabilita-di-comando-guerra-giusta-fragging-diritto-internazionale-umanitario-diu-prigioniero-di-guerra/

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《 Processo di Norimberga #e20 – ITALIA ALATA

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Persecuzione dei cristiani nell’Impero romano

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Persecuzione dei cristiani

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«Che questa persecuzione contro i cristiani, che il mondo cerca di nascondere, finisca e ci sia la pace.»

(Papa Francesco, Angelus, 15 marzo 2015[1])
Le persecuzioni dei cristiani sono un fenomeno oppressivo contro comunità e persone di fede cristiana.

Una Dirce cristiana, dipinto di Henryk Siemiradzki: una donna cristiana viene martirizzata sotto Nerone in questa rievocazione del mito di Dirce (1897, Museo nazionale di Varsavia).
Nel corso della storia i cristiani morti per la loro fede sono stimati in circa settanta milioni, di cui quarantacinque milioni solo nel XX secolo.[2][3].

Storia delle persecuzioni Modifica

Crocifissione di San Pietro, Caravaggio (1600-1601), Basilica di Santa Maria del Popolo, Roma.
Prime persecuzioni Modifica
Le prime comunità cristiane incontrarono presto l’ostilità del mondo esterno[4]. Le notizie che ci sono giunte sui primissimi anni del cristianesimo provengono principalmente dal Nuovo Testamento. Secondo quanto riportato dagli Atti degli Apostoli, in particolare, le autorità ebraiche di Gerusalemme avversarono fin dall’inizio i primi cristiani e tentarono con vari mezzi di impedirne la predicazione. Tra le vittime di queste prime persecuzioni vi furono Stefano, lapidato per blasfemia per aver affermato la divinità di Cristo (Atti 6,8-7,60), e l’apostolo Giacomo, fatto giustiziare dal re Erode Agrippa (Atti 12,1-2), mentre Pietro si salvò fuggendo da Gerusalemme. Anche in altre città, dentro e fuori dalla Palestina, le comunità ebraiche preesistenti si opposero alla diffusione del cristianesimo e Paolo in particolare ne fu spesso il bersaglio: nelle sue lettere racconta di essere stato più volte frustato, bastonato e una volta lapidato[5]. Quest’ultimo prima di diventare Cristiano era appartenete alla setta dei Farisei , come gli stesso amava definirsi , ed era un accanito persecutore della Chiesa nascente , un giorno recatosi a Damasco portando con se le lettere che lo autorizzavano a imprigionare tutti i Cristiani della città e portarli legati a Gerusalemme egli ebbe una visione di Gesù Cristo che disse “Saulo , Perché mi perseguiti?” Dopo questo evento divenne un Cristiano e cominciò il suo ministero che lo porterà a essere definito come “l’Apostolo del gentili”

Persecuzioni nell’impero romano Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Persecuzione dei cristiani nell’impero romano.
La persecuzione di Nerone, riportata anche da Tacito, scoppiò nel 64 quando i cristiani furono accusati di avere appiccato il Grande incendio di Roma che distrusse gran parte della città. In questa persecuzione furono uccisi gli apostoli Pietro e Paolo.

Nei successivi due secoli e mezzo il cristianesimo rimase sempre formalmente una religione illecita punibile con le massime pene: i suoi fedeli venivano accusati, in particolare, di empietà in quanto si rifiutavano di compiere i sacrifici, obbligatori per legge, agli dei della religione romana ufficiale[6]. Rispetto a questa il cristianesimo appariva una forma di “ateismo”, in quanto rinnegava ogni divinità tradizionale; si trattava quindi di una minaccia alla pax deorum ed alla stessa autorità dell’imperatore che doveva garantirla. Altri vi vedevano una superstitio, cioè una devozione irrazionale venata di magia, come altre che erano parimenti perseguitate o lo erano state. La volontà di liquidare il Cristianesimo[7], considerato una “deleteria superstizione”[8], emerge comunque dalla testimonianza di Plinio il Giovane che, in relazione alle persone accusate di essere cristiani e interrogate sotto tortura, scrive: “se perseveravano, ordinavano che fossero messi a morte”.

Santa Eulalia, J. W. Waterhouse (1885), Tate Britain, Londra.
Tuttavia fino al 250 non furono ricercati attivamente: questo consentì la diffusione del cristianesimo, ma in comunità semiclandestine che, anche per le particolari norme morali e familiari, erano oggetto di una accesa intolleranza popolare. Le persecuzioni consistevano per lo più in attacchi violenti, più o meno assecondati dalle autorità locali, verso i cristiani fatti capri espiatori di qualcosa[9][10][11].

Salito al trono in un periodo di grave crisi per l’impero, Decio nel 250 volle invece costringere ogni cittadino dell’impero, pena la morte, a professare devozione agli dèi pagani ed implicitamente all’imperatore, in primis i cristiani che erano ormai molto numerosi, soprattutto nelle regioni orientali dell’impero. Molti furono i martiri, ma molti di più furono i lapsi che cedettero alla forza. Anche la persecuzione di Valeriano si concluse in tempi brevi, ma si caratterizzò per l’attacco mirato ai leader delle comunità ed ai loro beni, segno della floridità economica acquisita. Partita nel 303 sulla stessa linea, la “grande persecuzione” voluta da Diocleziano diventò violenta nel 304, ma non in tutto l’impero. Fu proseguita principalmente da Galerio fino al 311. Lo stesso Galerio, con l’Editto di tolleranza, e Costantino I con l’editto di Milano del 313 ordinarono la cessazione delle persecuzioni, che tuttavia ebbero ancora strascichi con Licinio[12][13][14][15][16].

Le stime sul numero complessivo di cristiani uccisi si basano principalmente su fonti agiografiche del tempo e sono quindi materia di dibattito tra gli studiosi: si ritiene comunque che le vittime siano state migliaia[17].

Altre persecuzioni antiche Modifica
Nel 338 un intensificarsi nelle ostilità in corso tra la Persia sasanide e l’Impero romano sfociò in persecuzioni nei confronti dei cristiani da parte dei persiani[18]. I cristiani furono percepiti come potenziali traditori perché amici di una Roma ormai cristianizzata dopo Costantino e nei decenni successivi migliaia di loro, denominati oggi martiri persiani, persero la vita.

Nel III e IV secolo i missionari cristiani, e più di tutti Ulfila, convertirono i Goti alla cristianità ariana che i Goti vedevano come un attacco alla loro religione e cultura. Il re visigoto Atanarico avviò tra il 369 e il 372 una persecuzione dei cristiani[19], molti dei quali vennero uccisi.

Nel 429 i Vandali, anch’essi ariani, conquistarono l’Africa Romana, perseguitando i cristiani non ariani. Durante il regno di Unnerico, re dei Vandali dal 477 al 484, una terribile persecuzione causò la morte di 4.966 martiri, tra i quali i vescovi Felice e Cipriano.

In seguito all’espansione degli Arabi, i cristiani assunsero nelle terre islamiche lo status di “dhimmi” a cui venne concesso il permesso di praticare la propria fede, ma al prezzo di diverse discriminazioni religiose e giuridiche. Non mancarono nel corso dei secoli diversi episodi di martirio e persecuzione.[20]

Persecuzioni tra cristiani Modifica
I primi scontri tra cristiani avvennero nel IV secolo, quando si diffusero posizioni dottrinali, poi rifiutate come eretiche dalla Chiesa cattolica, come l’Arianesimo: molto spesso il potere politico si schierò a favore di una posizione, reprimendo chi sosteneva le posizioni contrarie.

Durante il Medioevo avvennero diversi episodi più o meno circoscritti di repressione di movimenti eretici: si possono citare i casi dei Valdesi, degli Hussiti, e quello di fra Dolcino, nominato anche da Dante. Invece per il più noto e importante movimento ereticale medievale, quello dei Catari, strettamente parlando non si può parlare di persecuzione dei cristiani, in quanto la dottrina catara era così distante da quella cristiana da configurarsi come una religione a sé stante.

Nei due secoli successivi alla Riforma protestante avvennero in alcune parti d’Europa numerosi episodi di persecuzione in tutte le direzioni: vi furono protestanti perseguitati dai cattolici, cattolici perseguitati dai protestanti, e anche diverse confessioni protestanti che si perseguitavano fra loro. Come esempi di questi tre casi si possono citare la strage di san Bartolomeo, avvenuta in Francia durante la guerra civile tra cattolici e ugonotti Nella notte di San Bartolomeo furono uccisi circa 30.000 ugonotti in Francia di cui 6000 solo a Parigi; la persecuzione dei cattolici in Inghilterra e Irlanda nel XVI e XVII secolo, tra le cui vittime vi furono san Tommaso Moro e numerosi Gesuiti; e la repressione dei puritani, sempre in Inghilterra, che portò i Padri Pellegrini ad emigrare in America, dove fondarono il primo nucleo delle colonie che divennero gli Stati Uniti.

Nell’età moderna Modifica

Nagasaki, il monumento ai martiri cristiani giapponesi.
In epoca moderna, i cristiani sono stati perseguitati in diverse nazioni. Spesso, soprattutto al di fuori dell’Europa, essi venivano repressi anche perché considerati portatori di un'”influenza straniera” che si vedeva come una minaccia al potere costituito o alla struttura tradizionale della società. Questo è il caso, ad esempio, del Giappone nel XVII secolo, dove cristiani vennero crocifissi in pubblico: la persecuzione terminò nel 1637 con la ribellione di Shimabara, dove furono uccise 40.000 persone[21]. Da allora solo un piccolo numero di cristiani continuò a praticare in segreto in Giappone[21].

Rivoluzione francese Modifica

Avrillé, due suore condotte all’esecuzione nel 1794.
Il primo caso fu quello della Rivoluzione francese: qui la persecuzione del cristianesimo si inquadrò in un più generale tentativo di sradicare completamente tutte le tradizioni dell’Ancien Régime, con aspetti singolari come il culto della “dea Ragione” o la sostituzione dei nomi dei mesi del calendario.

L’assoggettamento della Chiesa cattolica da parte dello Stato francese si ebbe con Costituzione civile del clero, una legge che imponeva ai sacerdoti di giurare fedeltà alla Repubblica e rinnegare la Chiesa di Roma, per costituire una Chiesa nazionale alle dipendenze del potere politico. I “preti refrattari”, cioè coloro che rifiutarono il giuramento (la grande maggioranza), potevano essere passibili anche di pena di morte ed infatti alcuni furono ghigliottinati. I conventi vennero chiusi e i religiosi dispersi.

La difesa del cristianesimo costituì una delle motivazioni dell’insurrezione armata della Vandea (1793), che dopo alcuni anni di scontri fu repressa con estrema violenza dall’esercito rivoluzionario. Questa repressione, le cui vittime furono circa 117.000[22], viene considerata da alcuni studiosi uno dei primi genocidi della storia moderna[23]. Solo di recente la repressione della Vandea ha cominciato a essere concettualizzata come genocidio, definizione questa oggetto in Francia di un acceso dibattito in ambito accademico.[24][25]

Il caso messicano Modifica

L’esecuzione di Miguel Agustín Pro, nel 1927.
Lo stesso argomento in dettaglio: Cristeros.
In Messico a partire dalla metà del XIX secolo si affermò una classe politica anticlericale e massonica, che aveva tra i suoi obiettivi quello di distruggere la forte tradizione cattolica del paese. Dopo numerosi episodi di violenza e il varo di leggi che limitavano severamente la libertà religiosa, nel 1926 nella popolazione cattolica prese avvio una rivolta armata, la cosiddetta Cristiada: gli insorti riuscirono ad organizzare un vero e proprio esercito che giunse a contare anche 50.000 uomini. La Cristiada durò fino al 1929; seguì un periodo di dura repressione, nel quale i sacerdoti fedeli a Roma venivano ricercati e fucilati.

Il nazismo e Fascismo Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Religioni nella Germania nazista.
Sono note le immani persecuzioni razziali rivolte contro coloro che avessero “sangue semitico”, ma il Nazionalsocialismo attuò fortissime persecuzioni anche per motivi di religione. Lo scontro tra Chiesa e Nazismo, assopito dal concordato tra Santa Sede e Terzo Reich del 20 luglio 1933, diventò sempre più aperto e frontale. Pio XI nell’enciclica “Mit brennender Sorge” (“Con bruciante preoccupazione”) del 1937 aveva dichiarato l’inconciliabilità della fede cristiana con la divinizzazione della razza germanica, del popolo tedesco e del Führer. E così, se la “soluzione finale” nei confronti degli Ebrei ebbe per i Nazisti una priorità rispetto al trattamento da riservare alla Chiesa, l’eliminazione di questa era “l’ultimo grande compito” che Hitler si riservava per il dopoguerra (come sappiamo dalle registrazioni di Bormann[26] e dalle confidenze fatte ai gerarchi più vicini[27]). Nel 1941, in una circolare indirizzata ai gauleiter (ed allegata agli atti d’accusa a Norimberga), Martin Bormann espresse con chiarezza l’assoluta incompatibilità tra cristianesimo e nazionalsocialismo.

Già nel giugno 1934 in Germania era cominciata l’eliminazione fisica di membri della Chiesa distintisi per la loro opposizione al nazismo come Erich Klausener, Adalbert Probst, Fritz Beck e Fritz Gerlich. Le persecuzioni, gli arresti, le condanne a morte, le deportazioni in campo di concentramento dei cristiani continuarono con violenza distruttrice fino alla fine del regime nel maggio 1945. Giovanni Paolo II, citando Jakob Gapp, concordava con lui nel vedere in questa contrapposizione tra Cristianesimo e Nazismo un’espressione visibile della lotta apocalittica tra Dio e Satana. Padre Jakob Gapp, religioso austriaco, fu ghigliottinato dai nazisti il 13 agosto 1943.

Col dilagare della Seconda guerra mondiale e le occupazioni naziste morì per mano dei tedeschi anche un grande numero di preti, suore e religiosi. Diversi sacerdoti sono stati deportati e uccisi nei campi di concentramento: il più famoso di questi è Massimiliano Kolbe. A Buchenwald il sacerdote austriaco Otto Neururer, per aver battezzato un prigioniero, venne sospeso a testa in giù a una trave finché, dopo due giorni di agonia, morì (30 maggio 1940). A Mauthausen padre Edmund Kalas, polacco, aveva allontanato una guardia tedesca da un prigioniero che stava uccidendo a calci; la reazione fu feroce: il sacerdote venne fatto lapidare dagli stessi prigionieri (7 giugno 1943). Durante l’occupazione nazista di Roma (1943-1944), lo stesso papa Pio XII rischiò di essere deportato in Germania: il piano tedesco prevedeva di relegarlo in un monastero del Wartburg oppure nel Liechtenstein[28].

È innegabile, dunque, che durante i dodici anni di vita del Terzo Reich, la Chiesa dovette subire restrizioni e vessazioni perché giudicata ostile dal governo nazista. Durante il processo di Norimberga uno dei capi d’accusa imputati al leader nazista era la persecuzione religiosa. L’accusa dichiarò infatti: «Essi ( I cospiratori nazisti) hanno dichiarato il loro obiettivo di eliminare le chiese cristiane in Germania ed hanno perciò cercato di sostituirle con le istituzioni e le credenze naziste; in ordine di ciò hanno perseguito un programma di persecuzione di sacerdoti, chierici e membri di ordini monastici che essi ritenevano opporsi ai loro intenti, ed hanno confiscato le proprietà della chiesa»[29].I nazisti, come confessato a Norimberga, erano intenzionati a distruggere l’influenza della chiesa nella società e si adoperarono a far chiudere scuole, giornali e associazioni cattoliche, a licenziare i religiosi dalle scuole pubbliche, a togliere i crocifissi dagli edifici, a limitare i pellegrinaggi, a confiscare monasteri e a proibire la pubblicazione di articoli a carattere religioso[30]. «Più di un terzo del clero secolare e un quinto circa del clero regolare, ossia più di 8000 sacerdoti furono sottoposti a misure coercitive (arresti illegali, prigione, campi rieducativi…), 110 morirono nei campi di concentramento, 59 furono giustiziati, assassinati o perirono in seguito ai maltrattamenti ricevuti»[31]. Dal conteggio sono ovviamente esclusi i laici vicini alla Chiesa e si riferiscono alla sola Germania e non a tutti i territori occupati, dove la persecuzione contro la chiesa fu ancora più tragica (in particolare, nella regione del Warthegau, in Polonia, dove la politica contro le Chiesa attuata dal Gauletier locale, Arthur Greiser, rappresentò una sorta di “laboratorio sperimentale”, nella futura politica dei nazisti riguardante la religione)[32][33].

Anche in Italia con il Fascismo ci furono forti persecuzioni contro alcune sette cristiane come i Pentecostali che a causa della credenza del battesimo nello Spirito Santo con l’evidenza del parlare in altre lingue ignote per chi le parla venivano classificati come malati di mente , venne mandata anche una circolare da parte del politico fascista Buffarini Guidi che prevedeva il confino per i credenti Pentecostali in tutta l’Italia, infatti molti furono uccisi alle fosse Ardeatine , altri mandati al confino e altri ancora nei campi di concentramento.

I regimi comunisti Modifica

La distruzione della Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, nel 1931.
La persecuzione dei cristiani è stata una costante anche dei regimi comunisti, iniziando dalla Russia nel 1917 per proseguire, dopo la Seconda guerra mondiale, in tutti i paesi dietro la cortina di ferro. Ai cristiani di quei paesi, costretti alla clandestinità, si usava riferirsi con l’espressione Chiesa del silenzio.

Nikolaj Bucharin (1888 – 1938) nella sua opera L’ABC del comunismo (1919) dichiarò che “la religione e il Comunismo sono incompatibili sia in teoria che in pratica”.[34] Nel 1931 a Mosca la Cattedrale di Cristo Salvatore, la più grande chiesa ortodossa mai costruita, venne deliberatamente distrutta. Nella Russia sovietica, l’aperta persecuzione contro i cristiani proseguì per buona parte degli anni trenta e si tradusse in numerose uccisioni, torture e deportazioni. Oltre a confiscare i beni ecclesiastici e a chiudere le chiese per convertirle in musei antireligiosi, le autorità tentarono inoltre di guidare un movimento modernista denominato “chiesa vivente”, che non trovò però seguito presso la popolazione[35].

Già nei primi anni con Lev Trockij, commissario del popolo alla Guerra e membro del Politburo furono assassinati 28 vescovi e 1 200 sacerdoti[36]. Nel 1922 Lenin, a capo dello stato sovietico, approfittando di una terribile carestia che colpì il paese, incrementò la persecuzione contro la Chiesa russa ordinando la confisca di tutti i suoi beni. Ottomila religiosi furono uccisi, migliaia tra vescovi e sacerdoti furono imprigionati ed esiliati senza contare il numero dei fedeli morti mentre difendevano gli oggetti consacrati. Il governo sovietico pose il patriarca di Mosca, Belavin Tichon, agli arresti domiciliari e venne dichiarato decaduto il patriarcato. La persecuzione contro la chiesa con Stalin, successore di Lenin, si fece ancora più accanita[37].

Nel pieno delle persecuzioni, Pio XI nell’enciclica Divini Redemptoris del 1937 definì il comunismo come un “flagello satanico” che “mira a capovolgere l’ordinamento sociale e a scalzare gli stessi fondamenti della civiltà cristiana” facendo precipitare le nazioni in una barbarie “peggiore di quella in cui ancora giaceva la maggior parte del mondo all’apparire del Redentore”. Fu anche emanata la scomunica ai comunisti.

Con il tempo, soprattutto dopo il secondo conflitto mondiale, la dirigenza sovietica prese però atto della persistenza della religione, comunque considerata un nemico dichiarato, e scese a compromessi, concedendo ai fedeli un proprio spazio di libertà, sia pure molto ristretto e soggetto a pressioni[35].

Tirando le somme si può affermare che la persecuzione verso i cristiani in Unione Sovietica, stato ateo dal 1917 al 1992, è stata violentissima. Secondo alcune fonti[38][39] 50 000 religiosi sono stati uccisi, molti dei quali torturati in modo brutale e mandati nei gulag durante i governi di Lenin e Stalin. Quasi tutti i seminari vennero chiusi, fu vietata ogni pubblicazione religiosa, abolito l’insegnamento religioso nelle scuole, e nel 1922 vennero proibiti i canti e le celebrazioni religiose perfino all’interno delle abitazioni private.

La persecuzione nei confronti dei cristiani e delle altre religioni venne portata avanti con metodi più o meno brutali ma in modo sistematico anche in tutti gli altri paesi governati dai regimi comunisti che proclamavano l’ateismo di stato[40]. Ancora oggi, nei paesi che si proclamano comunisti e dove vige l’ateismo, i cristiani subiscono discriminazioni e violenze a causa del loro credo[41].

Persecuzioni oggi Modifica

Una giovane con il volto bruciato dopo che una bomba è stata lanciata nella sua casa, durante le violenze anticristiane nello stato dell’Orissa, in India, nel 2008.

Un’immagine d’archivio della cattedrale di Mogadiscio, distrutta dai fondamentalisti nel 2008.
Secondo il quotidiano cattolico Avvenire, dal 2011 i cristiani sono vittime del 75% delle violenze anti-religiose e in Medio Oriente rischiano l’estinzione[42].Todd M. Johnson e David B. Barrett del Center for the Study of Global Christianity hanno stimato il numero di martiri cristiani in 109.000 all’anno in media nel corso del decennio 2000-2010, considerando la seconda guerra del Congo, che vide cristiani in conflitto contro altri cristiani, come la più grande “situazione di martirio” del decennio (responsabile da sola del 75% delle vittime).[43][44][45] Secondo Thomas Schirrmacher dell’International Society for Human Rights, escludendo casi controversi come la guerra in Congo, i martiri cristiani possono essere approssimativamente stimati in 7-8.000 all’anno.[45][46] Nel 2011 il Parlamento europeo, rilevando come la maggior parte degli atti di violenza religiosa nel mondo siano perpetrati contro cristiani, ha condannato tali attacchi e ha chiesto lo sviluppo di una strategia comune per tutelare la libertà religiosa[47].

Secondo la World Watch List dell’Associazione Porte Aperte, nel 2015 i primi tre Paesi per persecuzione dei cristiani nel mondo sono stati Corea del Nord, Iraq ed Eritrea, e oltre 7.100 cristiani sono stati uccisi nel mondo a causa della loro fede (4.344 nel 2014)[48].

Attualmente persecuzioni contro i cristiani sono in atto in diversi paesi del mondo, sia ad opera di fondamentalisti islamici o indù, sia di regimi comunisti o atei, con attacchi a singoli fedeli[49][50], attentati in luoghi di culto[51], o restrizioni governative che impediscono la pratica religiosa.

I due continenti nei quali le persecuzioni contro i cristiani sono maggiormente presenti sono l’Africa e l’Asia. In generale nei paesi arabi i cristiani, nonostante in tutto il Vicino Oriente ed in Nordafrica incluso il Sudan costituissero la popolazione originaria, sono oggetto, da parte della popolazione musulmana, di forme di discriminazione più o meno gravi, che negli ultimi decenni hanno portato molti di loro a emigrare o forzati a convertirsi all’Islam. La popolazione cristiana è in calo più o meno pronunciato in tutti i paesi del Vicino Oriente, ed in via di sparizione dall’Iraq. La conversione di musulmani al Cristianesimo è poi vista come un crimine (apostasia) la cui pena è la morte e, anche nei paesi in cui la legge non la vieta apertamente, i convertiti sono spesso oggetto di minacce, vendette, ricatti, linciaggi da parte della popolazione. Alcune organizzazioni monitorano tale fenomeno e redigono da anni un elenco dei 50 paesi nei quali è più pericoloso essere cristiani[52]. Nel dicembre 2018 il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato una legge di iniziativa congressuale in cui la persecuzione dei cristiani in Siria e Iraq ad opera dell’Isis e di gruppi terroristi affini è definita come un “genocidio”[53].

Africa Modifica
Algeria: nel giugno 2011 nella Provincia di Béjaïa è stata ordinata la chiusura di sette luoghi di culto evangelici[54].
Egitto: nel 2011 un attentato nella chiesa dei Santi, ad Alessandria d’Egitto, ha provocato 21 morti.[55] L’episodio si inserisce nel contesto di numerosi attacchi alla chiesa cristiano-copta: nel 2010 un agguato all’uscita della messa di Natale ha provocato otto vittime[56]. La situazione è degenerata ulteriormente il 9 ottobre 2011, quando migliaia di cristiani copti si riuniscono a Il Cairo per manifestare contro l’ennesimo attacco a una chiesa: l’intervento dell’esercito provoca una strage, con più di 20 morti e 200 feriti[57]. L’episodio ha avuto un precedente nel novembre 2010, quando due cristiani sono stati uccisi, e quasi duecento arrestati, durante una protesta per il rifiuto alla costruzione di una chiesa a Giza[58]. Contrasti e prevaricazioni da parte dei musulmani nel paese sono spesso legate alla mancanza di eguaglianza tra moschee e chiese: mentre le prime possono infatti essere costruite ovunque, per le chiese cristiane dei copti, che rappresentano circa il 5-10% della popolazione egiziana, è invece necessario un permesso da parte del Presidente della Repubblica[59].
Libia: Nel gennaio 2012 viene annunciata la creazione del primo partito islamico libico, che mira alla costruzione del nuovo Stato secondo la sharia, annunciando il rifiuto di trattare con “formazioni in contraddizione con la sharia”, la quale proibisce l’evangelizzazione e prevede la pena di morte per “bestemmia” (critica dell’islam) e “apostasia” (conversione ad altra religione).[60]
Nigeria: la vigilia di Natale 2010 è segnata da una serie di attacchi armati ed esplosivi che causano 86 vittime[61]. La vicenda si ripete l’anno successivo, dove già a novembre sei chiese erano state attaccate a Damaturu, con numerose vittime. In occasione del Natale 2011, cinque attentati sono stati condotti contro chiese cristiane provocando la morte di almeno 39 persone.[62] Nelle settimane successive una serie ulteriore di attentati, realizzati da una setta musulmana con l’obiettivo dichiarato di provocare l’esodo dei cristiani dal nord del paese, ha provocato la morte di altre 28 persone.[63] Gli eventi provocano la fuga di decine di migliaia di cristiani dal nord del paese.[64] L’8 aprile 2012, in occasione della Pasqua, un nuovo attentato con esplosivo vicino a una chiesa a Kaduna ha colpito la Nigeria settentrionale: almeno venti i morti e decine i feriti.[65] Poche settimane dopo, un commando armato ha aperto il fuoco sui fedeli che assistevano a una messa a Kano, causando venti morti e decine di feriti gravi.[66] Il 3 giugno 2012 un attacco condotto da un kamikaze che conduce un’auto imbottita di esplosivo contro una chiesa a Yalwa (Bauchi) nel nord del Paese, causa oltre 15 morti[67]. La settimana successiva un duplice attentato condotto da un kamikaze e da uomini armati contro due chiese durante lo svolgimento di funzioni religiose ha causato la morte di almeno quattro persone e il ferimento di decine, alcune delle quali in gravissime condizioni. Anche questi attentati sono stati rivendicati dalla setta islamica Boko Haram, che vuole cacciare i cristiani dal Nord del Paese, dove vuole imporre un califfato islamico[68]. Il macabro rituale degli attentati contro i cristiani in occasione delle messe festive è proseguito anche nella domenica successiva: nello Stato settentrionale di Kaduna sono state colpite tre chiese, con un bilancio di almeno 23 morti, compresi diversi bambini, e circa 80 feriti[69].
Somalia: nel 1989 fu ucciso il vescovo di Mogadiscio e nel 2008 rasa al suolo la cattedrale. Ogni pratica religiosa diversa dall’islam è proibita. Il 25 settembre 2011 un ragazzo cristiano di 17 anni, rapito, viene decapitato a Oddur da militanti al-Shabaab. Gli stessi estremisti islamici sono responsabili dell’uccisione di donne cristiane a Mogadiscio (7 gennaio 2011), Warbhigly (gennaio 2011), della decapitazione di un altro giovane cristiano il 2 settembre 2011, e dell’uccisione a colpi di arma da fuoco di un giovane cristiano di 21 anni il 18 aprile 2011. Ad essi viene attribuito il rapimento di due volontari spagnoli dal campo profughi di Dadaab il 13 ottobre 2011.[70]
Sudan: il conflitto tra nord del paese prevalentemente arabo e un sud cristiano e animista ha alimentato da una guerra civile che è durata più di 40 anni e costituisce una delle più gravi situazioni umanitarie esistenti e ha portato all’indipendenza del Sudan del Sud il 9 luglio 2011. Tuttavia questo ha lasciato i cristiani del nord, oltre 1 milione, in una situazione molto precaria. L’8 giugno 2011 uno studente del Seminario di San Paolo è ucciso di fronte alle porte della Missione ONU a Kadugli’s al Shaeer. Il 18 luglio, estremisti islamici attaccano la casa del vescovo anglicano Andudu Adam Elnail, al momento fortunatamente assente, con l’intenzione di ucciderlo. Gli attaccanti lasciano una lettera minatoria. Il 5 agosto cristiani che lavoravano alla costruzione della Chiesa Sudanese di Cristo vicino a Khartoum sono aggrediti e gli viene intimato che “il Cristianesimo non è più una religione accettata nel paese”.[71] Nel 2014 ha suscitato l’attenzione dei media la vicenda di Mariam Yehya Ibrahim, una donna di 27 anni all’ottavo mese di gravidanza condannata a morte perché ha professato la fede cristiana, nonostante il padre sia musulmano[72].

Asia Modifica

Un edificio religioso distrutto nel corso di violenze in India.
Afghanistan: la conversione al cristianesimo è ancora punibile con la morte[73]. I cristiani non si radunano pubblicamente e, se sono noti come tali, subiscono pressioni dalla società e dalle istituzioni[74].
Arabia Saudita: in base alle disposizioni sciaraitiche circa la dhimmitudine, che significa soggezione con umiliazione, è formalmente vietata ogni religione che non sia quella musulmana; la presenza di stranieri cristiani è tacitamente tollerata, ma essi non possono in alcun modo manifestare la propria fede. Persino il possesso della Bibbia è considerato un crimine.
Bhutan: il processo di transizione democratica, sancito nel 2008 dall’approvazione della Costituzione da parte del parlamento, sta migliorando notevolmente il livello di libertà religiosa nel paese. La pratica cristiana è comunque ancora esercitata privatamente, e con discrezione.[75] Nel 2010 un cristiano nepalese è stato condannato a tre anni per “tentata promozione di disordini civili” dopo aver proiettato film a contenuto cristiano.[76]
Corea del Nord: la dittatura ateo-comunista proibisce qualsiasi appartenenza a gruppi cristiani. Dal 1949 non si hanno più notizie del vescovo di Pyongyang, mons. Francis Hong Yong-ho e di altri 166 sacerdoti. Al 2015, tra i 50 000 e i 70 000 cristiani[77] sono imprigionati a vita nei campi di lavoro forzato insieme agli avversari politici e agli altri wrong-thinkers (“quelli che hanno opinioni sbagliate”).[78]
Cina: il governo ha istituito una “Chiesa patriottica nazionale”, separata da Roma. I cattolici fedeli al Papa sono considerati “agenti di una potenza straniera”. Anche se in tempi recenti il governo cinese ha aperto una trattativa con il Vaticano, tuttora continuano le incarcerazioni di sacerdoti e vescovi. Secondo il rapporto pubblicato dall’organizzazione China Aid, nel 2013 le persecuzioni contro i cristiani sono in costante aumento .[79] Nel 2014 il governo cinese ha approntato e iniziato a realizzare un progetto di contrasto alla diffusione del cristianesimo demolendo le chiese e i simboli religiosi cristiani presenti nei territori dov’è maggiore il proselitismo.[80] Anche altre religioni “non autorizzate” vengono duramente represse.
India: molti cristiani sono oggetto di torture ed uccisioni da parte di fondamentalisti indù.[81] Nel 2008 un’ondata di violenza culminata con numerose uccisioni ha costretto 20 000 cristiani a cercare riparo in rifugi allestiti nello Stato dell’Orissa.[82] Il 14 gennaio 2012 viene pubblicato il rapporto sulle persecuzioni in India dal “Catholic Secular Forum”, organizzazione ecumenica fondata da cattolici indiani e sostenuta dal cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay. In esso si afferma che nel 2011 sono stati 2 141 i cristiani colpiti in India da aggressioni, attacchi e persecuzioni, senza contare familiari ed amici, e che le violenze, in gran parte opera di gruppi estremisti indù, sono destinate a crescere nel 2012.[83]
Anche il 2015 segna numerosi attacchi violenti contro comunità cristiane:[84] a Dehli numerose chiese cristiana sono attaccate e la chiesa di San Sebastiano distrutta; a marzo la cappella di una scuola cattolica nel Bengala Occidentale viene saccheggiata e una suora violentata; vengono assaltate una chiesa dello Stato del Haryana, la Chiesa di San Giorgio a Bombay, la chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Jabalpur viene assalita e una dozzina di fedeli feriti; a Raipur, nello Stato del Chhattisgarh, persone armate di bastoni attaccano una chiesa durante la messa al canto Jai Sri Ram (la vittoria è di Rāma) e feriscono numerosi fedeli.
Nei primi tre mesi del 2016 si sono contati ben 26 incidenti di questo tipo.[84] Secondo l’All India Christian Council, il 2016 si conclude con una frequenza di 40 attacchi al giorno contro istituzioni e persone.[85]
Indonesia: dal 1975 al 30 agosto 1999 la regione di Timor Est, prevalentemente cristiana, è stata occupata dal regime di Suharto nonostante l’opposizione dell’ONU. L’occupazione militare ha provocato 200.000 vittime e 250 000 profughi su una popolazione totale di circa 800-900 000 abitanti.
Nel 1999 iniziano le stragi nell’arcipelago delle Molucche, che causeranno almeno 13 500 vittime e circa 500 000 profughi. Numerosi sono i casi registrati di conversioni forzate, circoncisioni fatte col rasoio e senza anestesia, stupri, infibulazioni, evirazioni, sventramenti e decapitazioni. Ci furono anche distruzioni di chiese, scuole, ospedali, lebbrosari e centri medici.
A Poso tre ragazze furono assalite mentre andavano ad una scuola cattolica e sgozzate. La testa di una di loro fu ritrovata davanti alla chiesa cristiana di Kasiguncu.[86][87]
Dal 17 al 19 ottobre 2011 oltre 5 000 abitanti della Nuova Guinea Occidentale si riunirono a Jayapura per il terzo Congresso annuale, cui presenziarono molti leader religiosi. Il 19 ottobre giunsero oltre 3 100 militari in assetto da combattimento: oltre 300 gli arresti, decine i feriti e sei morti.[88]
Iran: le persecuzioni contro i cristiani e altre minoranze religiose hanno conosciuto un crescendo dopo le elezioni presidenziali del 2009: Amnesty International denuncia casi di imprigionamento, anche senza processo. Particolare attenzione presso i media ha destato la vicenda di un sacerdote cristiano, Yousef Nadarkhani, che, essendo nato da genitori musulmani, rischia una condanna a morte per apostasia.[89] Nel luglio del 2012 le autorità iraniane hanno deciso la chiusura della Chiesa protestante Immanuel di Teheran. Secondo quanto riportato dal reverendo Sergey Shaverdian, la chiusura della Chiesa sarebbe stata ordinata dall’apparato di intelligence delle Guardie Rivoluzionarie. Va ricordato che, importanti membri della Chiesa – quali il Signor Mehrdad Sajadi e sua moglie e Forogh Dastianpoor, sono stati arrestati nel maggio del 2012[90].
Iraq: molti cristiani vengono uccisi, perseguitati o costretti ad abbandonare il paese.[91] Dal 2004 al 2009 si sono registrati circa 65 attentati a chiese cristiane:[92] quello realizzato nel 2010 nella chiesa della Nostra Signora della Salvezza, a Baghdad, ha provocato da solo oltre 50 morti.[93] Nel 2014 Mark Arabo, un leader cristiano, denuncia alla CNN la fine della cristianità a Mosul ad opera dell’Isis, dichiarando che i terroristi musulmani uccidono sistematicamente le famiglie cristiane, decapitano i bambini e ne espongono le teste in un parco issate su dei bastoni.[94]
Maldive: l’Atto di Unità Religiosa, proclamato nel 1994, vieta la promozione di ogni religione diversa dall’Islam o di ogni opinione che sia in disaccordo con quella degli esperti islamici. Nel 2011 le autorità hanno espulso un’insegnante accusata di diffondere il Cristianesimo, dato il ritrovamento di una Bibbia nella sua casa.[95] Il 10 dicembre 2011 alcuni manifestanti riuniti per chiedere la libertà di religione nelle Maldive furono attaccati con dei lanci di sassi e minacciati di morte.[96]
Pakistan: la legge contro la blasfemia viene utilizzata come strumento di pressione: la semplice professione di fede cristiana può diventare bestemmia punibile con la pena di morte. In generale, i membri delle minoranze religiose soffrono nel paese di abusi crescenti che riguardano omicidi, sequestri e intimidazioni. Le manifestazioni di intolleranza, anche violenta, sono numerose: nel 2010 a Gorja, nel Punjab, una folla di mille persone ha attaccato un quartiere cristiano, bruciando vive sei persone, tra le quali un bambino.[97] Nello stesso anno la condanna a morte per blasfemia di una donna cristiana, Asia Bibi, ha sollevato ampie proteste internazionali. L’Asian Human Rights Commission ha inoltre denunciato la diffusione ormai allarmante raggiunto dalla pratica del sequestro e dello stupro di donne per forzarne la conversione all’islam: il fenomeno si estende e si allarga anche per l’atteggiamento delle forze di polizia, che si schiera a fianco dei gruppi islamisti e tratta le minoranze religiose come “forme inferiori di vita”[98]. La pressione e la discriminazione in atto contro i cristiani sono confermate anche da un recente provvedimento dell’Autorità per le Telecomunicazioni che ha imposto alle società di telefonia mobile di bloccare ogni SMS contenente la parola “Gesù Cristo”. Contro il divieto ha protestato P. John Shakir Nadeem, della locale Conferenza Episcopale, che ha affermato: “Se il divieto venisse confermato, sarebbe davvero una pagina nera per il paese, un ulteriore atto di discriminazione verso i cristiani e una aperta violazione del Costituzione del Pakistan.”[99]
Siria: con lo scoppio della guerra civile in Siria sono iniziate violente persecuzioni contro le comunità cristiane delle regioni sotto il controllo degli insorti.[100]
Vietnam: tutti i gruppi religiosi devono essere registrati presso il governo. Nel 2010-2011 i cristiani che vivevano nelle montagne centrali e frequentavano chiese non registrate sono stati vittime di un’ondata di violenze, arresti e intimidazioni.[101]
Europa Modifica
Unione europea: il rapporto pubblicato dall’Osservatorio sull’intolleranza e sulla discriminazione contro i cristiani in Europa (OIDCE in acronimo inglese), organizzazione non governativa con sede a Vienna e membro della Piattaforma dei diritti fondamentali dell’Agenzia europea dei diritti fondamentali, segnala come nel Vecchio Continente i casi di intolleranza e di discriminazione nei confronti dei cristiani siano in aumento. Diversi i casi riportati nei vari paesi membri in cui la negazione dei pari diritti e l’emarginazione sociale dei cristiani è stata evidenziata.[102]
Svezia: nel 2015 a Göteborg, città in cui è forte il reclutamento jihādista, case e negozi dei cristiani assiri sono state marchiate con la “N” di Nazareno, nello stile dell’Isis, e imbrattate con frasi di minaccia quali “convertitevi o morirete”.[103]
Turchia: il 5 febbraio 2006 viene assassinato a Trebisonda, don Andrea Santoro; il 16 dicembre 2007, padre Adriano Franchini, cappuccino italiano da 27 anni in Turchia, viene accoltellato a Smirne da un diciannovenne; il 3 giugno 2010 il monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia, viene assassinato nella sua abitazione ad Iskenderun (la greca Alessandretta) dal suo autista, il ventisettenne Murat Altun. Il 25 dicembre 2010 la messa di Natale celebrata nei villaggi di Rizokarpaso e Ayia Triada per i trecento cristiani residenti nella Repubblica Turca di Cipro del Nord viene interrotta con l’uso della forza dalle autorità locali. Il Parlamento europeo ha condannato l’episodio ma non è seguito alcun altro provvedimento[47][104].
Letteratura Modifica
Alcune celebri opere letterarie che rievocano episodi di persecuzione dei cristiani:

Quo vadis?, di Henryk Sienkiewicz, sulla persecuzione dei Cristiani attuata da Nerone.
Dialoghi delle carmelitane, di Georges Bernanos, sulla Rivoluzione francese.
Il potere e la gloria, di Graham Greene, sulla persecuzione messicana.
Note Modifica
^ Angelus, 15 marzo 2015
^ Barrett, Johnson.
^ Massimo Introvigne, Cristiani uccisi nel mondo: uno ogni cinque minuti, CESNUR, 8 giugno 2011. URL consultato il 17 luglio 2011.
^ Secondo C.G. Starr, “Le Chiese erano ancora piccole ed erano osteggiate ugualmente dagli ebrei e dai pagani”, cfr. C.G. Starr, Storia del mondo antico, Editori Riuniti, 1977
^ Seconda lettera ai Corinzi, cap. 11 v. 24.
^ Cfr. la testimonianza di Policarpo di Smirne in C.G. Starr, Storia del mondo antico, Editori Riuniti, 1977.
^ Colin M. Wells, L’impero romano, Il Mulino, 1984.
^ Plinio il Giovane, cit. in Colin M. Wells, L’impero romano, Il Mulino, 1984.
^ Lepelley cit.
^ W. Liebeschütz La religione romana in AA.VV. Storia di Roma – vol. 2 L’impero mediterraneo, tomo III La cultura e l’impero, 1992, Torino, Einaudi
^ W.A. Meeks Il cristianesimo in AA.VV. Storia di Roma – vol. 2 L’impero mediterraneo, tomo III La cultura e l’impero, 1992, Torino, Einaudi
^ W.H.C. Frend Persecutions: genesis and legacy in AA.VV., The Cambridge History of Christianity – Vol. 1: Origins to Constantine, 2006, New York, Cambridge University Press
^ L. Pietri Le resistenze: dalla polemica pagana alla persecuzione di Diocleziano in AA.VV., Storia del Cristianesimo – Vol. 2 La nascita di una cristianità (250 – 430)
^ G. Filoramo Alla ricerca di un’identità cristiana in AA.VV., a cura di G. Filoramo e D. Menozzi Storia del Cristianesimo – L’antichità, 1997, Editori Laterza, Bari
^ A. Chastagnol L’accentrarsi del sistema: la tetrarchia e Costantino in AA.VV. Storia di Roma – vol. 3 L’età tardoantica, tomo I Crisi e trasformazioni, 1993 Einaudi, Torino,
^ A. Marcone La politica religiosa in AA.VV. Storia di Roma – vol. 3 L’età tardoantica, tomo I Crisi e trasformazioni, 1993 Einaudi, Torino
^ La stima del numero totale di vittime è estremamente difficile: C. Lepelley (I cristiani e l’Impero romano in AA.VV., Storia del Cristianesimo – Vol. 1 a cura di L. Pietri Il nuovo popolo: dalle origini al 250, 2003, Borla / Città Nuova, Roma, p. 248) sostiene che fino a prima della persecuzione di Decio i martiri sarebbero stati “diverse migliaia”. Le cifre non dovettero variare molto in seguito: secondo W.H.C. Frend (Martyrdom and Persecution in the Early Church, 1965, Basil Blackwell, Oxford, p. 413) furono probabilmente centinaia sotto Decio; per la “grande persecuzione”, A. Marcone (La politica religiosa in AA.VV. Storia di Roma – vol. 3 L’età tardoantica, tomo I Crisi e trasformazioni, 1993 Einaudi, Torino, p. 239) ritiene abbastanza attendibile la cifra di 91 vittime fornita da Eusebio per la sola provincia di Siria Palestina. Solidoro Maruotti riporta una stima complessiva di 18.000 martiri o meno (in Laura Solidoro Maruotti, Sul fondamento giuridico della persecuzione dei cristiani, Lezione tenuta presso la Sede napoletana dell’AST il 17 febbraio 2009).
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^ “[…] anche se spesso viene raccontato come una guerra civile, di fatto venne condotto un genocidio su larga scala in Vandea, in cui furono assassinati indiscriminatamente circa 117.000 abitanti”, in Rudolph Joseph Rummel, Stati assassini. La violenza omicida dei governi, Rubettino, 2005.
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^ Svezia, cristiani attaccati: case marchiate e insulti, il Giornale.it, 17 ottobre 2015.
^ Da “I cristiani dimenticati di Cipro”, di Giovanni Masini, su “Il Giornale”, citato da Rino Cammilleri su “Antidoti”
Bibliografia Modifica
I nuovi perseguitati. Indagine sulla intolleranza anticristiana nel nuovo secolo del martirio, Casale Monferrato, Piemme, 2002. ISBN 978-88-384-6953-4.
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Roberto Dal Bosco, Cristo o l’India, Verona, Fede e Cultura, 2018, ISBN 978-88-6409-621-6
Voci correlate Modifica
Cristianofobia
Guerra Cristera
Primi centri del Cristianesimo
Altri progetti Modifica
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla persecuzione dei cristiani
Collegamenti esterni Modifica
Al servizio dei Cristiani perseguitati, su porteaperteitalia.org.
Parlamento europeo, Risoluzione sulla situazione dei cristiani nel contesto della libertà religiosa (20 gennaio 2011)
Voice of the Martyrs, e VOM Australia
International Christian Concern, su persecution.org.
Organizzazione anti-schiavitù, su iabolish.com.
Sulle leggi di Noè, su moshiach.com. URL consultato il 27 gennaio 2005 (archiviato dall’url originale il 4 febbraio 2005).
Cristeros messicani dal Dizionario del Pensiero Forte
Cristianofobia, dossier del quotidiano Avvenire.
Cristiani perseguitati, dossier de il Sussidiario.
Cristiani in Pakistan: dalla libertà alle persecuzioni, dossier di AsiaNews.it.
Fides, elenco dei missionari uccisi, su fides.org. URL consultato il 7 marzo 2011 (archiviato dall’url originale il 22 gennaio 2012).
The Catholic League (sito ufficiale)
Graeme Clark, “Christians and the Roman State 193-324”, su divinity.library.vanderbilt.edu. URL consultato il 27 gennaio 2005 (archiviato dall’url originale il 21 agosto 2004).
Catholic Answers, su catholic.com.
Cronaca fotogiornalistica – Immagini delle persecuzioni in Sudan
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PAGINE CORRELATE
Cristianesimo in Cina
Persecuzione religiosa
maltrattamento sistematico di un individuo o un gruppo di individui, anche in relazione alla negazione di diritti, come una risposta al loro credo religioso

Cristianofobia
insieme di pratiche intolleranti, discriminanti e vessatorie nei confronti della fede cristiana e dei suoi aderenti

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Persecuzione

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Persecuzione

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Si intende per persecuzione l’insieme delle azioni di forza e di atti ostili, diretti contro una o più persone. Di solito le persecuzioni sono rivolte a comprimere un movimento politico o religioso o a eliminare un gruppo etnico o sociale, economicamente, politicamente o tecnologicamente inferiore a un gruppo dominante che si ritiene superiore culturalmente.

Definizione nel diritto internazionale Modifica
Una definizione di ciò che s’intende come persecuzione è indicato dallo Statuto di Roma della Corte penale internazionale (17 luglio 1998) che all’articolo 7, riguardante i crimini contro l’umanità, recita che per: «”persecuzione” s’intende la intenzionale e grave privazione dei diritti fondamentali in violazione del diritto internazionale, per ragioni connesse all’identità del gruppo o della collettività»[1]

Nello stesso Statuto viene indicata una casistica di ciò che rientra nel crimine di persecuzione: «Persecuzione contro un gruppo o una collettività dotati di propria identità, ispirata da ragioni di ordine politico, razziale, nazionale, etnico, culturale, religioso o di genere sessuale ai sensi del paragrafo 3, o da altre ragioni universalmente riconosciute come non permissibili ai sensi del diritto internazionale, collegate ad atti previsti dalle disposizioni del presente paragrafo o a crimini di competenza della Corte»[2]

Persecuzioni in Europa Modifica
Persecuzioni religiose Modifica
Persecuzioni dei cristiani Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Persecuzione dei cristiani nell’Impero romano.
Le persecuzioni dei cristiani nell’Impero romano consistettero in azioni repressive contro gli appartenenti a questa religione che si stava diffondendo presso diverse popolazioni dell’Impero. L’unica fonte che parla di una persecuzione contro i cristiani attribuita a Nerone è quella di Tacito che annota come l’imperatore se ne servisse per distogliere i sospetti su di sé (abolendo rumori) come autore dell’incendio di Roma [3]. Probabilmente le uniche persecuzioni ufficiali, che vennero come ordine dall’autorità centrale furono solo tre: la prima sotto Marco Aurelio, la seconda con Decio e Valeriano e la terza, la più pesante, nominata la “grande persecuzione”, con Diocleziano. Finirono con l’editto di Nicomedia del 311 emanato dall’imperatore Galerio, confermato dall’editto di Milano del 313 promulgato da Costantino I.

Il culto pubblico della tradizionale religione romana era strettamente intrecciato allo stato: fare sacrifici agli dèi e rispettare i riti significava stabilire un patto con le divinità, in cambio della loro protezione. Era facile integrare gli dèi, i riti e le credenze di altre popolazioni in questo sistema, mentre la religione cristiana rifiutava il sacrificio agli dèi tradizionali, ponendosi in tal modo agli occhi dei romani in antitesi allo stato, a differenza dell’ebraismo, accettato da Roma fin dai tempi di Giulio Cesare. Pare comunque che all’inizio i cristiani venissero facilmente confusi con gli ebrei stessi, tanto che Svetonio e Dione Cassio riportano che l’imperatore Claudio (41-54) avrebbe scacciato da Roma i “Giudei” che creavano disordini a nome di “un certo Chresto”.

Persecuzioni dei pagani Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Persecuzioni dei pagani.
Le persecuzioni dei pagani furono episodi di intolleranza religiosa che segnarono la progressiva sostituzione del cristianesimo al paganesimo soprattutto nel corso del IV secolo, fino alla scomparsa di quest’ultimo, mentre secondo altri,[4] il periodo principale delle persecuzioni si colloca tra il 312 e il 612 circa, quindi primariamente nel periodo tra Costantino e Giustiniano, ma anche Maurizio ed Eraclio sarebbero attestati come persecutori dei gentili.

Di recente, con la rinascita del paganesimo, si sono manifestati casi di discriminazione nei confronti di queste nuove correnti religiose.[5]

Persecuzioni nel Medioevo cristiano Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Anticattolicesimo, Antiprotestantesimo, Crociata albigese, Crociata Hussita, Guerra dei Trent’anni e Guerre di religione.
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Persecuzioni nell’Italia fascista Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Razza mediterranea e Società italiana durante il fascismo.
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Persecuzione degli africani Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Crimini di guerra italiani, Guerra d’Etiopia e Riconquista della Libia.
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Persecuzione degli ebrei Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Fascismo e questione ebraica e Leggi razziali fasciste.
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Persecuzione dei pentecostali Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Assemblee di Dio in Italia § Il fascismo e la persecuzione dei pentecostali.
Dei pentecostali[6] deportati nei campi di sterminio non se ne conosce il numero preciso in quanto considerati malati di mente a motivo della glossolalia, della loro convinzione cioè, che i doni degli apostoli continuino a persistere nel mondo moderno. Alla luce di brani della prima lettera ai Corinzi (14, 2.4-5.15) e della lettera ai Romani (8, 26), i pentacostali ritengono che la glossolalia sia una forma di preghiera più libera e più ispirata perché generata da una particolare condizione di abbandono all’opera dello Spirito Santo.

In Italia venne emanata l’apposita circolare Buffarini Guidi che ne metteva al bando il culto[7] in tutto il Regno in quanto «esso si estrinseca e si concreta in pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza».[8]

In conseguenza di questa circolare avvennero molti arresti e invii al confino sia di semplici credenti sia di pastori pentecostali.

Nel 1953, a dieci anni dalla caduta del fascismo e quasi a cinque dall’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana, il ministro dell’Interno Mario Scelba affermò in risposta ad un’interrogazione parlamentare che «l’esercizio del cosiddetto culto pentecostale non è ammesso in Italia».[9] Tale disposizione fu dichiarata «non più in vigore» il 16 aprile 1955.[10][11]

Persecuzione degli slavi Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Campo di concentramento di Arbe, Campo di concentramento di Gonars e Crimini di guerra italiani.
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Persecuzioni nella Germania nazista Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Nazionalsocialismo e Politica razziale nella Germania nazista.
In questo ambito il crimine contro l’umanità riguardò il genocidio compiuto dalla Germania nazista di tutte quelle persone ed etnie ritenute “indesiderabili”, in particolare gli ebrei.

Persecuzione degli ebrei Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Antisemitismo, Olocausto e Soluzione finale della questione ebraica.
Per la persecuzione degli ebrei il termine olocausto viene principalmente utilizzato per indicare lo sterminio sistematico di milioni di ebrei (le stime vanno da 5[12] a 7, con una media accreditata di 6 milioni circa[13][14][15][16]) che vivevano in Europa prima della seconda guerra mondiale.

Persecuzione dei testimoni di Geova Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: I Testimoni di Geova e l’olocausto.
Nella settimana dall’8 al 16 aprile del 1933 vennero distribuiti in tutta la Germania più di due milioni di opuscoli di propaganda e, come risposta, durante la stessa settimana il movimento dei Bibelforscher (così come venivano chiamati i testimoni di Geova) venne proibito per decreto in molti Länder: il 10 aprile nel Meclemburgo-Schwerin, il 13 in Baviera, il 18 in Sassonia e così via. Il 22, 23 e 24 aprile furono sequestrate tutte le pubblicazioni, sequestrate e chiuse sia la stamperia di Magdeburgo che la sede del movimento. Secondo i nazisti sia l’Associazione degli Studenti Biblici che la Società Torre di Guardia erano strettamente legati con i comunisti. Le restrizioni e proibizioni nei confronti dei testimoni di Geova culminarono alla fine di settembre 1939 con la deportazione di 145 detenuti col “triangolo viola” a Dachau.

Persecuzione delle persone LGBT Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Storia degli omosessuali nella Germania nazista e durante l’Olocausto e Paragrafo 175.
Gli omosessuali erano un altro dei gruppi presi di mira durante l’olocausto. Ad ogni modo il partito nazista non fece mai nessun tentativo di sterminare tutti gli omosessuali; in base alle prime leggi naziste, essere omosessuali in sé non era un motivo sufficiente per l’arresto, occorreva avere compiuto qualche atto omosessuale, punibile in base al paragrafo 175. Dopo la fine delle SA e il trionfo delle SS, però, la persecuzione si aggravò, anche se rimase sempre limitata ai gay tedeschi, ariani. Erano questi che rifiutando di unirsi alle donne intralciavano la crescita della “razza ariana”. I nazisti si disinteressarono in genere degli omosessuali maschi di altri popoli considerati inferiori, per concentrarsi e tentare di “curare” i maschi gay tedeschi.

Persecuzione degli zingari Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Porajmos.
La campagna Hitleriana di genocidio nei confronti dei popoli zigani, principalmente Rom e Sinti dell’Europa venne vista da molti come un’applicazione particolarmente bizzarra della scienza razziale nazista. Gli antropologi tedeschi erano disorientati dalla contraddizione che gli zingari erano discendenti degli originali invasori ariani dell’India, che tornarono poi in Europa. Ironicamente, questo li rendeva, in pratica se non in teoria, non meno ariani della stessa gente tedesca. Questo dilemma fu risolto dal Professor Hans Gunther, uno dei principali scienziati razziali, che scrisse:

«Gli Zingari hanno effettivamente mantenuto alcuni elementi della loro origine nordica, ma essi discendono dalle classi più basse della popolazione di quella regione. Nel corso della loro migrazione, hanno assorbito il sangue delle popolazioni circostanti, diventando quindi una miscela razziale di Orientali e Asiatici occidentali con aggiunta di influssi Indiani, Centroasiatici ed Europei.[17]»

Gli zingari dunque rientravano nelle “razze impure”.
Alcuni gruppi di Rom, comprese le tribù tedesche dei Sinti e dei Lalleri, vennero risparmiati dalla deportazione e dalla morte. I restanti gruppi zingari soffrirono all’incirca come gli ebrei (e in alcuni casi subirono pratiche degradanti ancor più degli ebrei).

Persecuzione delle persone diversamente abili Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Aktion T4 e Aktion 14f13.
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Persecuzioni in America Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Nativi americani § dalla colonizzazione ad oggi.
Quanti fossero i nativi prima della colonizzazione europea delle Americhe è difficile da stabilire: le cifre dell’entità dello sterminio sono ancora al centro di un ampio dibattito storiografico. Secondo le ultime ricostruzioni si tratterebbe del 90% della popolazione indigena morta in meno di un secolo.

Secondo quanto afferma lo storico David Carrasco, docente all’HDS di Cambridge, Massachusetts, specializzato in storia e religioni mesoamericane,: «Gli storici sono stati in grado di stimare con una certa plausibilità che nel 1500 circa 80 milioni di abitanti occupavano il Nuovo Mondo. Nel 1550 solo 10 milioni di indigeni sopravvivevano. In Messico vi erano circa 25 milioni di persone nel 1500. Nel 1600 solo un milione di indigeni mesoamericani erano ancora vivi»[18]

Le cause di una tragedia di così ampie dimensioni sono molteplici: gli stermini perpetrati dai conquistadores, le guerre intestine sovente aizzate da questi ultimi per rendere più facile la conquista con la politica del divide et impera, le nuove malattie, i lavori forzati in stato di semi-schiavitù e non ultimo il senso di smarrimento e di perdita di senso dovuto all’annientamento della loro fede e delle loro tradizioni che portarono talvolta a suicidi di massa.[19]

Persecuzioni in Africa Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Genocidio.
Congo – la politica del re belga Leopoldo II, avrebbe provocato la morte di 10 milioni di persone (metà della popolazione) attraverso la militarizzazione del lavoro forzato (con donne e bambini presi in ostaggio) e un duro sistema di quote di produzione e crudeli punizioni (amputazione delle mani).
Costa d’avorio – tra il 1900 e il 1911, la popolazione si è ridotta da 1,5 milioni a 160.000
Sudan – sotto il dominio inglese (1882 – 1903) la popolazione si è ridotta da 9 a 3 milioni.
Herero – fra il 1904 e il 1906 i tedeschi sono stati responsabili, nella regione dell’attuale Namibia, di uno sterminio che è oggi considerato da molti come un vero e proprio genocidio: dal 50 all’80% degli Herero e il 50% dei Nama sono stati uccisi o fatti morire, per un totale che varia da 24.000 a 75.000 vittime.
Note Modifica
^ Statuto di Roma, art.7, § 2, lett. c
^ Statuto di Roma,art. 7, § 1, lett. h
^ Tacito, Historiae, XV,44,4
^ Secondo il polemista V. Rassias, Demolish Them!, Atene 2000, Anichti Poli Editions, ISBN 960-7748-20-4
^ Un episodio riguarda la proposta di non consentire la pratica di culti Wicca nelle caserme della Georgia (Stati Uniti) (in inglese: First Amendament Center – Senate Republican joins call to end military accommodation of Wicca); inoltre i gruppi neopagani della Grecia lamentano di non riuscire ad ottenere il riconoscimento legale del loro culto a causa dell’ostilità della Chiesa ortodossa e rivendicano il diritto di celebrare i propri riti negli antichi templi pagani (in inglese: Telegraph.co.uk – Modern Athenians fight for the right to worship the ancient Greek gods e Guardian Unlimited – Greek gods prepare for comeback): in Grecia si sono avuti anche episodi vandalici (in greco: Supreme Council of Ethnikoi Hellenes – incendio di una libreria neopagana).
^ Giorgio Nadali, Il curioso soprannaturale, Lampi di stampa, 2012, p. 394
^ Giorgio Rochat, Regime fascista e chiese evangeliche, Claudiana, Società di studi valdesi, n. 12, Torino 1990, ISBN 978-88-70-16130-4 .
^ Donatella Loprieno, La libertà religiosa, Giuffrè Editore, 2009 p.101
^ Salvatore Esposito, Un secolo di pentecostalismo italiano – Pentecostalism in Italy: Cenni sulle origini, le discussioni parlamentari, l’assetto contemporaneo delle Assemblee di Dio in Italia – The Assemblies of God, The Writer, 2015 p.112
^ Eugenio Stretti, Il movimento pentecostale. Le assemblee di Dio in Italia, Roma, Claudiana, 1998
^ Arturo Carlo Jemolo, La libertà religiosa in Italia, Roma, Nuovi argomenti, 2, 1953, pp. 45-46.
^ De Bernardi, Guarracino, Balzani, Tempi dell’Europa, tempi del mondo, Milano, Mondadori, p. 215
^ Israel Gutman. Encyclopedia of the Holocaust, Macmillan Reference Books; Reference edition (October 1, 1995.
^ Benz, Wolfgang, Dimension des Völkermords. Die Zahl der jüdischen Opfer des Nationalsozialismus., Dtv, 1996, ISBN 3-423-04690-2.
^ Gilbert, Martin, Atlas of the Holocaust, New York, William Morrow and Company, Inc, 1993.
^ Dawidowicz, Lucy, The War Against the Jews, Bantam, 1986.
^ Susanna Ripamonti, Razzismi / Porrajmos, l’olocausto dimenticato, pubblicato 17 Aprile 2005 nell’edizione Nazionale (pagina 21) nella sezione “Cultura” de l’Unità
^ D. Carrasco, Religions of Mesoamerica, Harper and Row, San Francisco 1990.
^ In Patagonia – negli anni ’70 del 1800 il governo argentino, principalmente per mano del generale Julio Argentino Roca, intraprese la cosiddetta conquista del deserto per strappare la Patagonia al controllo delle popolazioni indigene. Che tale campagna possa essere considerata un genocidio, è recentemente materia di dibattito.
Bibliografia Modifica
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Lidia Storoni Mazzolani, Sant’Agostino e i pagani, Sellerio, Palermo, 1987.
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Enrico Deaglio, La banalità del bene – Storia di Giorgio Perlasca, Milano, Feltrinelli, 1993, ISBN 88-07-81233-9.
Hans Jonas, Il concetto di Dio dopo Auschwitz, Il nuovo melangolo, 2005, ISBN 88-7018-197-9.
Sylvie Graffard, Léo Tristan, I Bibelforscher e il nazismo (1933-1945) I dimenticati dalla Storia, ISBN 2-908527-25-1
Minoranze Coscienza e dovere della Memoria Jovene Editore Napoli 2001
Matteo Pierro, Fra Martirio e Resistenza. La persecuzione nazista e fascista dei Testimoni di Geova, Actac, Como, 2002
L’olocausto dimenticato nel racconto degli omosessuali sopravvissuti alla persecuzione nazista . Articolo di Peter Tatchell pubblicato sul The Independent del 12 giugno 2001.
Circolo Pink (a cura di), Le ragioni di un silenzio. La persecuzione degli omosessuali durante il nazismo e il fascismo, Ombre corte, Verona 2002.
A forza di essere vento. Lo sterminio nazista degli Zingari, Rivista A, Cofanetto composto da 2 cd rom di documentari e testimonianze, ed un libriccino di 72 pagine. Reperibile in http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/aforzadiesserevento/index.htm
Giovanna Boursier, Gli zingari nell’Italia fascista, in «Italia Romanì», n. 1, Roma, 1996
Giovanna Boursier, La persecuzione degli zingari nell’Italia fascista, in «Studi Storici», n. 4, Roma, 1996
Giovanna Boursier, Lo sterminio degli zingari durante la seconda guerra mondiale, in «Studi Storici», n. 2, Roma, 1995
Virgilia Donati, Porrajmos. La persecuzione razziale dei Rom-Sinti durante il periodo nazi-fascista, Istituto di cultura sinta, Mantova, 2003
Guenter Lewy, La persecuzione nazista degli zingari, Einaudi, Torino, 2002
Disselhoff, H.-D., Le civiltà precolombiane, Bompiani, 1983
Erdoes, R. e Ortiz, A. – “Miti e leggende degli indiani d’America” – Arnoldo Mondadori – 1994
Erdoes, R. e Ortiz, A. Marchiori, M. – American Indian myths and Legend, “Miti e Leggende degli Indiani d’America” – Arnoldo Mondadori Editore
Fiorentino D., L’ America indigena: popoli e società prima dell’invasione europea, Giunti, 1992
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Philippe Jacquin – “I Pellerossa, Popolo delle praterie” – coll. «Universale Electa/Gallimard●Storia e civiltà» (nº 16) – 1993
Lowie, R. H. – Indians of the Plains, “Gli Indiani delle Pianure” – Arnoldo Mondadori Editore
Riccardo Borsari, Diritto punitivo sovranazionale come sistema, Wolters Kluwer Italia, 2007 ISBN 88-13-27236-7
Giuseppe Criscenti (a cura di), La persecuzione dei pentecostali durante il fascismo (1935-1943), in “Risveglio Pentecostale” Organo Ufficiale Chiese ADI, Anno LXIX, n. 11, novembre 2015.
Bernard Bruneteau, Il secolo dei genocidi, ed. Il mulino, 2006, ISBN 88-15-11408-4
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Jacques Sémelin, Purificare e distruggere. Usi politici dei massacri e dei genocidi, ed. Einaudi, 2007, ISBN 88-06-18411-3
Voci correlate Modifica
Aggressività
Crimini contro l’umanità
Diritti umani
Discriminazione
Genocidio
Intolleranza (società)
Violenza
Collegamenti esterni Modifica
(EN) Persecuzione, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
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Porrajmos
sterminio del popolo rom da parte dei nazisti

Robert Ritter
medico e psicologo tedesco

Vittime dell’Olocausto

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Persecuzione religiosa

maltrattamento sistematico di un individuo o un gruppo di individui, anche in relazione alla negazione di diritti, come una risposta al loro credo religioso

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Persecuzione_religiosa

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Deportazione di civili armeni verso un campo di prigionia, 1915. Il genocidio armeno perpetrato dai turchi è uno dei casi più noti di persecuzione religiosa nel XX secolo.
La persecuzione religiosa è il maltrattamento sistematico di un individuo o un gruppo di individui, anche in relazione alla negazione di diritti, come una risposta al loro credo religioso[1]. La tendenza della società o dei gruppi all’interno della società di alienare o reprimere il credo religioso è un tema ricorrente nella storia dell’uomo. Inoltre, poiché le convinzioni religiose di una persona determinano spesso in misura significativa la sua moralità e l’identità personale, le differenze religiose possono generare importanti fattori culturali.

La natura della persecuzione può comprendere la censura, la distruzione di beni ed edifici, l’arresto di fedeli fino ad arrivare all’attuazione di vere e proprie pratiche di sterminio[1].

Diversi religioni sono di volta in volta considerate inaccettabili da singoli stati, da maggioranza religiose ma anche da gruppi sociali indipendenti[1]. A livello sociale, questa disumanizzazione di un particolare gruppo religioso può facilmente trasformarsi in violenza o altre forme di persecuzione, provocate da fanatismo (la denigrazione del credo religioso diverso da parte di un altro credo) o dalle autorità, quando si considera un particolare gruppo religioso come una minaccia ai propri interessi o alla propria sicurezza.

Forme di persecuzione sono presenti anche in stati nei quali, sebbene venga formalmente riconosciuta la libertà religiosa, alcuni gruppi religiosi vengono popolarmente considerati non accettabili[1].

Situazione Oggi Modifica

Il monastero di Sakya, in Tibet, ora parzialmente ricostruito, è uno degli oltre seimila monasteri tibetani distrutti dai cinesi dopo la conquista del paese[2].
La persecuzione religiosa è attualmente estremamente diffusa. Si stima che in quasi il 90% dei paesi, nel periodo 2000-2007, sono stati documentati casi di violenza fisica o deportazione dovuti a mancanza di libertà religiosa. Le persecuzioni sono quindi pervasive e sono raramente coperte dall’attenzione dei media, che si concentrano sui pochi casi più noti all’opinione pubblica, come la Cina, il Sudan e l’Afghanistan[3].

Dal punto di vista geografico la situazione più grave si registra nel Medio Oriente, nell’Africa Settentrionale e nell’Asia meridionale, dove persecuzioni religiose violente sono in atto in tutti i paesi e sono di fatto divenute la norma. In particolare, tutti paesi dell’Asia meridionale (Afghanistan, Bangladesh, Nepal, Pakistan, India e Sri Lanka) hanno registrato elevati livelli di persecuzione. La situazione è invece decisamente migliore nell’Africa subsahariana, nell’Europa e nell’emisfero occidentale, dove la libertà religiosa appare decisamente meglio tutelata[3].

Se si prende in considerazione l’intensità della persecuzione, si può rilevare come, sempre nel periodo 2000-2007, in ben 25 paesi sono stati registrati abusi su oltre diecimila vittime. I dati, va rilevato, sono inevitabilmente sottostimati, soprattutto in relazione ai paesi dove manca la libertà di stampa e diversi gruppi religiosi mancano di diritti e tutele minime, tanto da non poter nemmeno comunicare persecuzioni o criticità[3].

Dal punto di vista del profilo religioso dei paesi, la situazione migliore si ha nei paesi a maggioranza cristiana o senza una chiara maggioranza religiosa, dove nel 73 e nel 67% dei casi il numero di abusi documentati è pari a zero (22 e 25%) o comunque inferiore a 200 (51 e 42%). Situazione opposta si registra invece nei paesi con altre maggioranza religiose (mussulmane, induiste, atee, ecc.) dove sono sistematicamente documentati casi di abuso, in prevalenza nella fascia di maggiore criticità (cioè nei paesi dove i casi segnalati sono superiori a 200)[3].

Storia delle Persecuzioni Modifica
Storicamente, le persecuzioni religiose avvengono prevalentemente in tempi di crisi e di rapidi cambiamenti sociali, durante i quali le autorità o la popolazione tendono a porre barriere rigide nei confronti di chi è considerato ai margini del consorzio civile[1].

La persecuzione religiosa è spesso una forma di conflitto sociale che si sovrappone a più ampi conflitti nella società e per questo ha conseguenze che vanno al di là dell’ambito religioso[3]. Le persecuzioni religiose hanno ad esempio spesso anche una dimensione politica: in questi casi, i gruppi religiosi minoritari vengono percepiti come una minaccia all’ordine costituito o desiderato dalle autorità. Talvolta è inoltre presente anche una dimensione economica[1].

Persecuzioni nella storia antica Modifica
L’Antico Egitto Modifica
Il faraone Akhenaton promosse il culto di Aton, una forma di monoteismo o enoteismo, e diede ordine di eliminare le immagini e i culti degli altri dei in tutto l’Egitto, con un atteggiamento probabilmente sconosciuto per quel tempo[4].

Il monoteismo ebraico Modifica
Con Abramo, il primo dei patriarchi, l’ebraismo si affermò come religione rigorosamente monoteistica, la prima documentata nel territorio delle popolazioni cananee.

Il popolo ebraico si distinse dai gentili (i non ebrei), nella convinzione di essere stato scelto, in quanto popolo eletto,[5] per far parte di un’alleanza con Dio. Fa parte di questa concezione anche il concetto di Terra promessa[6][7] e il rifiuto dell’idolatria.

In alcuni passi della Tanakh le guerre contro altri popoli antichi assumono spesso connotazioni religiose (ad esempio, nel Deuteronomio 20:16-17, nell’Esodo 17:16, nei Libri di Samuele 15:18).

L’Impero romano Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Persecuzione dei cristiani nell’Impero romano e Persecuzioni ai danni dei pagani nell’Impero romano.

Martiri cristiani nel Circo Massimo in un dipinto ottocentesco di Jean-Léon Gérôme.
Tra le caratteristiche salienti della religione romana possono essere individuate il politeismo e un certo grado di tolleranza verso altre realtà religiose. La ricchezza del pantheon romano è dovuta anche alla seductio che comportava l’assimilazione delle divinità venerate dai popoli con i quali Roma entrava in contatto.

Non mancarono comunque forti attriti con i popoli conquistati, come avvenne ad esempio con la distruzione del tempio di Gerusalemme, nel corso della Prima guerra giudaica.

I primi cristiani furono invece perseguitati, in fasi alterne, perché la loro religione era lontanissima dalla radicata mentalità pagana e veniva percepita come una minaccia alla Pax deorum e all’autorità del Pontefice massimo. Per questo, le autorità romane desideravano che la nuova religione fosse eliminata[8]. I cristiani, considerati “atei”, furono oggetto di una forte persecuzione sotto Nerone, cui seguirono condanne e violenze sporadiche nel II secolo, che anticiparono le vaste persecuzioni del III secolo[9]. Plinio il Giovane definirà il cristianesimo superstitio, termine che indicava “ogni religione implicante un timore eccessivo degli dèi”[10] e pertanto probabile causa di disordini popolari. Come tali erano represse anche magia e astrologia, e lo erano stati in precedenza i baccanali, il druidismo ed il culto di Iside[11][12].

Con la progressiva sostituzione del Cristianesimo al Paganesimo, furono i pagani a diventare in alcuni casi oggetto di persecuzione, soprattutto nel corso del IV secolo. Alcuni studiosi[13] parlano di persecuzione dei pagani attestate anche in seguito, almeno fino al 640.

Storia medievale Modifica
Il Jihād islamico Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Jihād.
Jihād è una parola araba che deriva che significa “esercitare il massimo sforzo” e, in ambito islamico connota un ampio spettro di significati, dalla lotta interiore spirituale per attingere una perfetta fede fino alla guerra come risposta in caso di attacco.

La tradizione islamica ritiene infatti che quando i musulmani vengono attaccati diventi obbligatorio per ogni singolo musulmano difendere la propria comunità partecipando allo jihād (jihād difensivo). Impegno diverso, che in questo caso non coinvolge i singoli fedeli ma la comunità nel suo insieme, è quello teso ad espandere i domini musulmani (jihād offensivo).

La rapida espansione araba a partire dal VII secolo generò inevitabili attriti con i gruppi religiosi presenti nei vasti territori conquistati. In generale, i fedeli di religione non islamica erano soggetti a condizioni sociali e finanziarie sfavorevoli, che spesso generavano rivolte.

Ad esempio, tra il 725 e il 773 i copti si ribellarono sei volte contro le pesantissime imposte che gravavano sui cristiani, e la situazione si ripeté più avanti, tra il 794 e l’830, ottenendo come risultato un ulteriore aggravio delle tasse e un conseguente abbandono, da parte di molti, della fede cristiana[14].

Non mancarono, inoltre, le persecuzioni violente. Nell’area persiana, i nestoriani furono vittime di persecuzioni sotto Hārūn al-Rashīd (786-809) e al-Mutawakkil (847-861)[15], mentre in Egitto durissime furono le persecuzioni contro i copti da parte di al-Hakim (996-1020), cui seguirono violenze e distruzioni di chiese sotto gli Ayyubiti (1171-1252) e poi sotto i Mammelucchi, tanto che il 1321 segnerà un punto di non ritorno per la Chiesa copta[14]. Solo a tratti sanguinose, a generalmente di carattere sociale ed economico, sono state invece le persecuzioni subite dai cristiani giacobiti in Siria[16]. Tra gli esempi più noti di violenza religiosa è inoltre possibile ricordare, pochi anni dopo la caduta di Costantinopoli (1453), il massacro degli abitanti di Otranto (1480) che non avevano accettato di convertirsi all’Islam.

Le crociate Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Crociata.
Le crociate furono una serie di guerre, combattute tra l’XI e il XIII secolo fra eserciti di regni cristiani europei ed eserciti musulmani prevalentemente sul terreno dell’Anatolia e nel Mediterraneo orientale (ma anche in Europa, in Egitto e in Tunisia). Anche se esse furono benedette[17] e spesso invocate dal Papato e motivate da un sentimento eminentemente religioso che intendeva liberare dall’occupazione musulmana la terra dove nacque, predicò e morì Gesù, non si tratta propriamente di guerre di religione, dato che lo scopo non fu mai quello di costringere i musulmani a cambiare religione, neppure dopo le avvenute conquiste. Non mancarono, però, richiami di autorevole fonte cristiana circa l’assenza di peccato nell’eliminazione fisica degli avversari nella fede[18]

Il contrasto delle eresie cristiane Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Lista di persone giustiziate per eresia.
Il termine eresia viene usato per indicare una dottrina che si discosta dai dogmi e dai principî di una determinata religione e quindi diviene oggetto di condanna o scomunica. Il termine venne ampiamente impiegato da Ireneo di Lione nel suo trattato Contra haeresis per contrastare i suoi oppositori all’interno della Chiesa cristiana.

In seguito, varie opere dello scrittore cristiano Tertulliano sono dirette contro alcuni eretici, come Marcione, Valentino, Prassea. Il Padre della Chiesa Agostino d’Ippona rivolse la sua polemica principalmente contro i manichei, i donatisti e i pelagiani. In un decreto successivo alla vittoria su Licinio e al Concilio di Nicea I, Costantino I condannò le dottrine degli eretici Novaziani, Valentiniani, Marcioniti, Paulianisti e Catafrigi.

Nel XII secolo altri movimenti vennero dichiarati eretici come nel caso degli arnaldisti, dei catari dei valdesi, degli speronisti e i loro esponenti furono perseguitati. Per combattere con più decisione le eresie la chiesa cattolica approvò l’istituzione di nuovi strumenti, come la Milizia di Gesù Cristo e l’inquisizione.

In particolare il catarismo, che affiorò contemporaneamente in diversi punti d’Europa con l’ambizione di creare una nuova Chiesa, venne duramente represso e il papa Innocenzo III bandì nel 1208 una crociata di sterminio. Nel 1244, la caduta dell’ultima roccaforte di Montségur, nel sud della Francia, con il conseguente rogo di circa duecento catari, determinò la fine dell’avventura del catarismo.

Le persecuzioni contro i valdesi, invece, durarono per secoli sfociarono in episodi cruenti come la strage di Calabria e le pasque piemontesi.

Storia moderna Modifica
L’inquisizione Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Inquisizione.

Simbolo dell’Inquisizione
L’inquisizione fu un’istituzione ecclesiastica fondata dalla Chiesa cattolica per indagare e punire, mediante un apposito tribunale, i sostenitori di teorie considerate contrarie all’ortodossia cattolica.

Storicamente, l’Inquisizione si può considerare stabilita già nel Concilio presieduto a Verona nel 1184 da papa Lucio III e dall’imperatore Federico Barbarossa e fu perfezionata da Papa Innocenzo III e dai successivi papi con l’occorrenza di reprimere il movimento cataro e di controllare i diversi movimenti pauperistici.

Nel 1252, con la bolla Ad extirpanda, papa Innocenzo IV autorizzò l’uso della tortura e papa Giovanni XXII estese i poteri dell’Inquisizione nella lotta contro la stregoneria.

Tale Inquisizione medievale si distingue dall’Inquisizione spagnola, istituita da papa Sisto IV nel 1478 su richiesta dei sovrani Ferdinando e Isabella, che fu estesa nelle colonie dell’America centro-meridionale e nel Regno di Sicilia (ma non nel Regno di Napoli per la fiera opposizione popolare), e dall”Inquisizione portoghese, istituita nel 1536 da papa Paolo III su richiesta del re Giovanni III, che si estese dal Brasile, alle Isole di Capo Verde e a Goa, in India.

Allo scopo di combattere più efficacemente la Riforma protestante, il 21 luglio 1542 Paolo III emanò la bolla Licet ab initio, con la quale si costituiva l’Inquisizione romana, che aveva il compito esplicito di mantenere e difendere l’integrità della fede, esaminare e proscrivere gli errori e le false dottrine. A questo scopo fu anche creato l’Indice dei libri proibiti. Tra i processi famosi celebrati dal tribunale dell’Inquisizione si ricordano quello a carico di Giordano Bruno, finito con la sua messa al rogo, il processo a Galileo Galilei e i cinque processi, con applicazione della tortura, contro Tommaso Campanella.

Nel corso del XIX secolo gli Stati europei soppressero i tribunali dell’Inquisizione, che fu mantenuta soltanto dallo Stato Pontificio finché con il Concilio Vaticano II, in un clima completamente mutato, assunse il nome di Congregazione per la dottrina della fede.

Le repressioni in Giappone Modifica

Crocifissione di cristiani a Nagasaki nel 1597.
Alla fine del XVI secolo ebbe inizio una grande persecuzione in Giappone contro i cristiani, che stavano conoscendo una rapida espansione, soprattutto nel Kyūshū e a Kyoto. I governanti del tempo, temendo l’autorità religiosa di uno straniero (il papa), avviarono una feroce repressione, con crocifissioni pubbliche sia di missionari che di convertiti[19].

La persecuzione terminò nel 1637 con la rivolta di Shimabara, quando furono uccise circa 40 mila persone. Da allora i pochi cristiani superstiti continuarono a praticare la loro fede in segreto, da cui il loro nome di kakure kirishitan (“cristiani nascosti”)[19].

La caccia alle streghe Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Caccia alle streghe.
Il fenomeno della caccia alle streghe, cioè la ricerca e la persecuzione di donne sospettate di compiere sortilegi o di rapporti con forze oscure ed infernali, nacque all’incirca alla fine del XV secolo e perdurò fino all’inizio del XVIII secolo all’interno dell’occidente cristiano. Benché le prime tesi sulla stregoneria vengano fatte risalire alla letteratura cattolica del XV secolo, fu in particolare nelle regioni protestanti durante l’Umanesimo e il Rinascimento che il fenomeno ebbe maggior rilevanza e recrudescenza.

La Riforma protestante e le guerre di religione Modifica
Lo stesso argomento in dettaglio: Guerre di religione in Europa.
Le guerre di religione sono state una serie di guerre condotte nell’Europa occidentale e settentrionale dall’inizio della Riforma protestante alla fine del XVII secolo. Anche se non sempre connessi tra loro, tutti questi conflitti sono stati fortemente influenzati dal cambiamento religioso del periodo e dalla rivalità che lo ha prodotto. Tra le guerre principali si possono citare:

Quelle combattute nel Sacro Romano Impero immediatamente dopo la Riforma, come:
La Guerra dei contadini
La Seconda guerra di Kappel
La Guerra di Smalcalda
La Guerra degli ottant’anni nei Paesi Bassi
Le Guerre di religione francesi del XVI secolo
La Guerra dei trent’anni
Le Guerre dei tre regni in Gran Bretagna
La Guerra della Grande Alleanza
La Rivoluzione Francese Modifica

Avrillé, suore condotte all’esecuzione nel 1794.
La scristianizzazione fu un tratto caratterizzante della Rivoluzione francese. Già nel 1790 furono vietati i voti monastici e soppresse le congregazioni religiose[20] comprese, dal 1792, anche quelle attive in ambito educativo e ospedaliero[21]. L’azione assunse più volte connotati violenti: ad esempio, nella Somme André Dumont pose un divieto ai servizi religiosi, nella Nièvre Joseph Fouché vietò il culto fuori dalle chiese e ordinò la distruzione delle croci[22].

L’abbandono delle abbazie, con la vendita dei beni e la seguente distruzione degli edifici claustrali portò alla perdita di una componente di grande rilievo del cristianesimo francese, anche dal punto di vista artistico e culturale[23].

La situazione precipitò con l’avvento del Terrore. Prima, alcuni provvedimenti costrinsero tutti i sacerdoti a rinnegare il loro sacerdozio. Poi, le chiese vennero chiuse e alcune furono distrutte o vandalizzate. Al posto del Cristianesimo vennero istituiti altri culti, come quello della Ragione, dell’Essere Supremo e infine della teofilantropia.[24] La stessa cattedrale di Notre-Dame fu trasformata in Tempio della Ragione, dove una giovane attrice impersonò il 10 novembre 1792 la Libertà[25].

Migliaia di sacerdoti vennero condannati alla deportazione alla Caienna, e moltissimi di loro morirono fucilati o per le privazioni subite[26]. La repressione di rivolte popolari assunse, nel caso della Vandea, le forme dello sterminio di massa, tanto da essere recentemente concettualizzato, da alcuni studiosi, come genocidio[27].

Con l’espansione militare della Francia, la legislazione antireligiosa non venne sistematicamente applicata in tutti i territori occupati. Se in Italia l’impatto fu minore, in Germania i sacerdoti che non giurarono fedeltà al regime dovettero invece abbandonare le loro parrocchie. Applicazione piena della normative antireligiosa venne invece imposta nel territorio dell’attuale Belgio: nel 1796 cinquecento abbazie vennero quindi chiuse, i religiosi dispersi, molte chiese saccheggiate, l’antica università di Lovanio soppressa. Più fortunati furono i cattolici olandesi: vennero privati dei diritti civili, ma poterono comunque praticare i loro culti, sia pure solo in privato e pagando delle imposte aggiuntive[26].

Il colonialismo Modifica

L’esecuzione dell’ultimo sovrano Inca Atahualpa da parte degli spagnoli. Illustrazione di A.B. Greene, 1891.
Lo stesso argomento in dettaglio: Colonialismo, Storia del colonialismo in Africa, Storia dell’imperialismo in Asia e Colonizzazione europea delle Americhe.
Il Colonialismo è un periodo storico caratterizzato dall’estensione della sovranità delle nazioni europee su altri territori e popoli, spesso per facilitare il dominio economico sulle risorse, sul lavoro e sul commercio di questi ultimi. Il termine indica anche l’insieme di convinzioni usate per legittimare o promuovere questo sistema, in particolare il credo che i valori e la civiltà dei colonizzatori fossero superiori a quelli dei colonizzati.

L’epoca coloniale, caratterizzata dal dominio di diversi Stati europei su altri territori extraeuropei, comincia nel XVI secolo, contemporaneamente alle esplorazioni geografiche europee e si conclude formalmente nella seconda metà del XX secolo, con la vittoria dei movimenti anti-coloniali.

Perseguendo l’obiettivo di “civilizzare” e propagare la fede cristiana, il processo di colonizzazione produsse spesso la sistematica distruzione culturale, e in molti casi anche fisica, delle popolazioni locali nel corso dei secoli successivi.

Storia contemporanea Modifica
XIX secolo Modifica
Ulteriori informazioni
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XX secolo Modifica
Il XX secolo è stato caratterizzato dall’inasprimento di forme di persecuzione religiosa, che hanno assunto in più occasioni i tratti del genocidio. Tre esempi molto conosciuti consentono di inquadrare la drammaticità e la persistenza del fenomeno.

All’inizio del Novecento nel territorio dell’attuale Turchia vivevano circa tre milioni di cristiani, pari a un quinto dell’intera popolazione: tra questi, molti erano armeni, il cui genocidio ha però drammaticamente mutato il panorama religioso del paese, dove la presenza cristiana è oggi marginale[3].
Sotto il nazionalsocialismo circa sei milioni di ebrei sono stati uccisi o sono morti per le privazioni: la memoria dell’Olocausto e dei campi di sterminio, la cui ferocia è stata documentata dalle stesse autorità naziste, ha segnato profondamente la storia europea moderna[3].
Tra il 1966 e il 1976, durante la Grande rivoluzione culturale, in Cina, milioni di persone sono state deportate o hanno subito abusi perché percepite come un pericolo per il nuovo modello di società rivoluzionaria. In questo contesto, le pratiche religiose sono state vietate e i fedeli hanno dovuto fronteggiare la derisione, la carcerazione e la morte[3].
Un documento segreto rivela I dettaglI del piano per la persecuzione deI movimentI definitI xie jiao (Bitter Winter ha ricevuto e pubblica un documento riservato che rivela i dettagli di come debba essere condotta la persecuzione dei movimenti elencati come xie jiao (“insegnamenti eterodossi”) tra l’aprile 2018 e il gennaio 2019. L’obiettivo principale è la Chiesa di Dio Onnipotente.)
Un tema di rilievo è inoltre la jihād islamica. In epoca coloniale le popolazioni musulmane insorsero contro gli stranieri sotto la bandiera dello jihād, come nel caso dei Moti indiani del 1857 cui peraltro parteciparono in maggioranza gli Hindu e della guerra d’Algeria contro la Francia. Quando l’Unione Sovietica invase l’Afghanistan nel 1979, l’eminente militante islamico ʿAbd Allāh Yūsuf al-ʿAzzām emise una fatwā dichiarando che tanto la lotta afghana quanto quella palestinese erano jihād nelle quali l’azione militare contro i miscredenti sarebbe stata obbligo personale per tutti i musulmani. L’editto fu appoggiato …

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