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Di 3 interessanti articoli Haussmann

Sin dalla Convenzione Internazionale sull’Oppio del 1925 gli Stati Uniti si sono premurati di far riconoscere a livello internazionale la cannabis come droga.

Con la legge del 1937 le forze oscure del capitalismo finanziario erano riuscite a fare un primo passo per la sua criminalizzazione.

Seguirono altre leggi, nel 1952 e nel 1956, che incrementarono drasticamente le pene per i reati inerenti, includendo anche il semplice possesso della canapa.
Anslinger rimase a dirigere l’ufficio narcotici per ben 32 anni, fino al suo pensionamento. Nel 1962 venne inoltre nominato rappresentante degli Stati Uniti presso la Commissione Narcotici delle Nazioni Unite.

In Europa, la prima legge sulla canapa fu varata attorno all’anno 800 da Carlo Magno. Nel suo Capitulare, una delle prime raccolte di leggi, egli ordinava ai contadini del suo impero la coltivazione della canapa.
Gli Stati Uniti orchestrarono varie campagne internazionali per la messa al bando della canapa anche negli altri Paesi, campagne nelle quali Anslinger ebbe un ruolo preminente. Fu per merito suo che nel 1955 la canapa venne inserita nella lista mondiale delle sostanze proibite. E fu sempre lui a convincere una sessantina di nazioni a sottoscrivere nel 1961 la cosiddetta Convenzione unica sugli stupefacenti, delle Nazioni Unite. Se a oggi hanno firmato la convenzione 183 Stati, ciò è documentatamente dovuto alla determinante influenza degli USA, che esercitarono sulle varie nazioni pesanti pressioni diplomatiche per ottenerne l’assenso.
Intanto, gli istituti di condizionamento delle masse, tipo Tavistock, monta-rono il problema creando nei vari Paesi una vera e propria isteria popolare.
Se è vero che in ogni guerra la prima vittima è la verità, ciò è più che mai evidente nella cosiddetta “guerra alla droga”. Il motivo della dura legisla-zione anti-droga può essere identificato con certezza nel fatto che determi-nati ambienti legati al mondo del petrolio volevano eliminare la concorrenza.
Bisogna tener presente che la maggior parte dei valori trattati dalla borsa di Wall Street è collegata direttamente al petrolio. Si tratta di energia, trasporti, logistica, chimica, raffinazione, farmaceutica ecc.
Non sorprende, allora, che spesso David Rockefeller abbia dichiarato nei suoi discorsi cose tipo: «Signore e signori, noi cittadini siamo prigionieri degli spacciatori di droga. Io voglio mettere in galera gli spacciatori, affinché noi possiamo essere di nuovo liberi». E non stupisce, quindi, nemmeno che la canapa sia stata dichiarata illegale senza alcuna precisa motivazione scientifica. Bisogna ammettere che la strategia di confondere l’opinione pubblica con bugie e falsità propagandistiche sulla natura e le applicazioni della canapa sia stata veramente molto efficace e abbia avuto successo per lungo tempo. Ma come in tanti altri casi, dalla creazione della FED allo scoppio delle due guerre mondiali, ai traffici di droga della CIA come nel caso Iran-Contra, fino alle menzogne sugli attentati messi in atto dai servizi segreti controllati dalla cupola l’11 settembre 2001, anche nel caso della proibizione della canapa la verità tende a venire a galla. L’opinione pubblica in tutto il mondo si sta lentamente rendendo conto che la proibizione della canapa si fonda su basi puramente ideologiche che si autogiustificano, ma che non hanno nessun fondamento razionale o scientifico.

(dal Manifesto della Sociosofia)

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Composition of the Court since 1959 – ITALIA ALATA

https://italiaalata.wordpress.com/2019/07/03/composition-of-the-court-since-1959/

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Mario

I dinosauri politici e industriali, che in totale malafede puntano solo sul petrolio, sul gas, sul carbone e sull’energia nucleare, sono destinati a essere spazzati via dall’evoluzione, come i loro antesignani rettili. Questi signori non sono solo grotteschi, ma sono anche dei dementi, pericolosi per la comunità sociale.
Nell’UE vi sono circa 30 milioni di ettari di terreno coltivabile incolto. La canapa non ha bisogno di un terreno particolarmente fertile e cresce praticamente dappertutto. Si tratta di una pianta pioniera che si può coltivare su terreni al limite della redditività. Essa è molto resistente e non richiede l’utilizzo di pesticidi. Anzi, la coltivazione della canapa non richiede l’impiego di nessuna sostanza chimica, dato che questa pianta non ha praticamente nemici, se non le agenzie antidroga.
La sua crescita veloce le permette di vincere da sola anche le erbe infestanti più virulente, che vengono eliminate. La canapa non necessita di particolari cure per crescere.
Ebbene, utilizzando solo un quinto delle terre incolte in Europa per la coltivazione della canapa, in un centinaio di giorni si ha un raccolto di 24 milioni di tonnellate di olio, più del fabbisogno nazionale di gasolio annuo dell’Italia. Inoltre, si hanno 36 milioni di tonnellate di avanzi della pressatura, che come vedremo più avanti hanno molti utilizzi pratici e redditizi. Poi avanzano 4,8 milioni di tonnellate di fibre pregiate e 6 milioni di tonnellate di trucioli ricchi di cellulosa, dalla quale si possono ricavare carta e materie plastiche biologiche. Tutto questo con una minima frazione dei costi per manodopera e fitochimica, che si avrebbero con l’equivalente coltivazione di colza, mais o rape da zucchero.
Il raccolto non soddisfa solo la domanda di gasolio per autotrazione e riscaldamento, ma copre anche il fabbisogno nazionale di mangimi per allevamento e il completo fabbisogno di fibre dell’industria tessile, poiché ogni ettaro coltivato a canapa fornisce circa 2,5 tonnellate di fibre a raccolto.
E se questo risultato è raggiungibile utilizzando solo un quinto della superficie incolta, figuriamoci cosa si può ottenere quando la coltivazione su larga scala diviene una priorità delle politiche agricole. Ma non è tutto.

(dal Manifesto della Sociosofia)

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Mario Haussmann

Un altro grande pregio e vantaggio della canapa consiste nel fatto che essa può essere coltivata anche su terreni contaminati con metalli pesanti o altri inquinanti. Quando un terreno è avvelenato e quindi non più adatto alla coltivazione degli alimenti, come per esempio quando vi siano stati dispersi dei depositi di filtrazione, piantarvi la canapa ripulisce rapidamente il suolo. Infatti, essa estrae i metalli pesanti dalla terra, che si accumulano nelle parti meno utilizzabili della pianta, soprattutto nelle foglie. La fibra e i semi rimangono tuttavia puliti e utilizzabili, mentre le foglie e la polpa devono essere impiegati per scopi in cui gli inquinanti non possano fare danni.
Abbiamo visto che la canapa, grazie alla sua crescita estremamente veloce, produce il 250% in più di fibre rispetto al cotone e il 600% in più del lino, con l’impiego di meno acqua.
La cellulosa che si ricava da un ettaro coltivato a canapa, nel giro di una ventina di anni corrisponde alla quantità che si riesce a produrre da 4 a10 ettari di alberi. Gli steli della canapa maturano in 4 mesi, mentre gli alberi impiegano decenni.
Abbiamo visto che la carta di canapa è più resistente e molto più riciclabile di qualsiasi altra. L’olio è pregiato per l’alimentazione umana e animale, e può essere utilizzato per infinite applicazioni, dalla produzione di carburante, lubrificante, saponi, detersivi e antiparassitari biologici, ai migliori colori a olio, così come venivano usati dagli antichi maestri. Basti pensare che già nel 1935 venivano usate, solo negli USA, 58.000 tonnellate di semi di canapa per produrre colori e vernici.
Le innumerevoli possibilità di utilizzo di tutte la varie parti della pianta ne rendono possibile l’utilizzo totale, senza alcuno scarto. Le molteplici opportunità offerte dalla pianta ne fanno veramente una materia prima biologica universale. E questo fatto conferisce all’agricoltura un ruolo centrale nell’economia. All’agricoltura, nella nuova economia, spetta il compito di rifornire di materia prima molti settori industriali. Una volta abbandonato il petrolio come materia prima principale, l’economia industriale richiede enormi quantità di materie prime rinnovabili.

La composizione biochimica della canapa la rende utilizzabile per letteralmente molte decine di migliaia di impieghi diversi, dalla produzione del gelato all’esplosivo. Il fatto centrale è che con la canapa la Natura ci ha dato una pianta che per le sue caratteristiche genetiche è perfetta per soddisfare tutti i bisogni umani, in maniera quasi universale. Medicina e materiale da costruzione, alimento e carburante, essa è la materia prima ideale per la sua enorme versatilità e unica poliedricità. Questa materia prima polifunzionale mostra uno spettro di applicazioni unico in tutta la Natura. Praticamente tutte le sostanze chimiche che l’industria produce possono essere ricavate dalla canapa come sostanze “bio-chimiche”, senza pesare sull’ambiente. Agli ingegneri della nuova economia si aprono nuovi orizzonti con opere innovative per la produzione di tutte le sostanze richieste dalla società e dall’economia, in maniera naturale, resiliente e senza arrecare danni all’ambiente.
Imparando a utilizzare la ricchezza che la biosfera ci mette a disposizione, senza minarne le basi, se partiamo dall’agricoltura, dove il sapiente utilizzo della pianta di canapa riduce il fabbisogno di agenti di controllo dal 20 al 100%, si arriva a soddisfare tutto il fabbisogno della popolazione in maniera economica ed ecosostenibile.
Prendiamo per esempio il settore dell’edilizia. In questo campo l’impiego della canapa si presenta variegato e offre innumerevoli vantaggi. L’“oro verde” ha la fibra naturale più lunga e durevole del mondo. La robustezza della sua fibra la rende ideale per molti impieghi nelle costruzioni, compresi quelli pesanti e strutturali.
La fibra, mischiata alla calce idraulica o al cemento, può essere impiegata senza additivi per fondamenta e mura. Abbiamo visto come l’automobile di canapa di Ford ha dimostrato che la carrozzeria di canapa è dieci volte più resistente di quella in metallo. Allo stesso modo, la canapa può essere usata nelle armature degli edifici, rendendole nello stesso tempo più resistenti ed elastiche.
Hempcrete è il nome commerciale di un materiale da costruzione ottenuto dalla fibra interna sminuzzata dello stelo di canapa, impastata con calce e loppa, o sabbia e cemento. Si ottengono dei mattoni più leggeri di quelli convenzionali, ma con migliori proprietà isolanti, sia termiche che acustiche. Questi mattoni, che possono sostituire quelli in terra o cemento, sono duri come il calcestruzzo, ma possono essere tagliati con la stessa facilità del legno. Essi si possono riciclare semplicemente aggiungendoli a nuove miscele. Questo materiale rende la costruzione più facile e riduce di parecchio i costi degli edifici.

Miscele di materiali tradizionali e canapa sono indicate per la bioedilizia. Esse possono essere utilizzate per pavimenti, soffitti e intonaci, per isolamenti interni e dei tetti. La fibra di questa pianta dai milioni di usi può venire impiegata per produrre qualsiasi materiale edile, come pannelli, coperture, pavimentazioni, impermeabilizzazioni, intonaci, isolamenti, mattoni, composti plastici, truciolati e compensati, resine e quant’altro.
I materiali plastici fatti di canapa sono più resistenti dell’acciaio. Essi si prestano per armare il cemento, come anche per realizzare tubazioni, infissi e perfino l’isolante dei cavi elettrici.
Le fibre e i trucioli di canapa venivano utilizzati già nel passato in edilizia per il loro potere di assorbire l’umidità e per le loro doti climatizzanti e insonorizzanti. I materiali edili di canapa diffondono il vapore, sono ignifughi, duraturi, elastici, idrofughi, leggeri, resistenti ai roditori, alle termiti e agli insetti, termoisolanti e termoaccumulanti. Praticamente la canapa può essere impiegata per costruire le case dalle fondamenta al tetto, carta da parati compresa.
Bisogna anche mettere in evidenza che tutti i materiali da costruzione contenenti la canapa perdono la loro polverosità quando vengono lavorati. E inoltre le fibre di canapa sono un materiale organico e biologico che contiene oligoelementi favorevoli alla salute.
I pannelli di fibra agricola compressa sono stati inventati in Svezia nel 1935, e da allora sono stati perfezionati e si sono diffusi dovunque per i più svariati impieghi. Con questi si possono fare arredamenti e mobili.
Ma se durante la lavorazione si modificano i parametri di temperatura, pressione e velocità del trattamento, si possono ottenere materiali molto diversi e con qualità peculiari. Alcuni di questi si prestano a sostituire il legno e le principali materie plastiche per molti usi. Per esempio, le fibre possono essere inserite in materiali e pellicole di sintesi, conferendo a queste qualità speciali, come maggiore resistenza, elasticità, resistenza al calore. Per esempio, si possono creare materiali di rivestimento che mantengono intatto il colore fino a temperature attorno ai 400°C.

(dal Manifesto della Sociosofia)

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La canapa fa bene anche al clima. Come il metabolismo di tutte le piante, anche quello della canapa è costituito in maniera tale che essa “respira” la CO2 (anidride carbonica) durante la crescita, rilasciando in compenso ossigeno. I vegetali assorbono dall’aria la CO2 e utilizzano il carbonio in essa contenuto per formare la loro struttura. Per questa loro caratteristica, le piante hanno una funzione importantissima nella stabilizzazione della composizione atmosferica e del clima.

Quando vengono bruciati degli idrocarburi fossili, si toglie ossigeno all’atmosfera mentre la si arricchisce di anidride carbonica. Se fosse vera la balla, propagandata dalle agenzie di regime, del riscaldamento globale causato dalla CO2, allora dovrebbe essere la prima priorità abbattere le emissioni e aumentare il livello atmosferico di ossigeno. E siccome per raggiungere questo fine la canapa è lo strumento migliore a disposizione, le stesse agenzie governative dovrebbero promuovere la sua coltivazione in tutti i modi. Se non lo fanno, ciò significa solamente che sono in malafede, e che tutta la panzana dei cambiamenti climatici dovuti alla CO2 non è altro che una colossale menzogna della cupola per sfruttare i popoli, imponendo loro nuove tasse.

Durante la sua crescita veloce la canapa sottrae all’atmosfera grandi quantità di CO2, producendo contemporaneamente una quantità doppia, rispetto al carbonio che utilizza, di ossigeno. Se noi utilizziamo la pianta per scopi diversi dalla combustione, allora spostiamo con la sua coltivazione il bilancio atmosferico, riducendo la parte di anidride carbonica nell’aria. Mentre se ricaviamo energia dal carbonio contenuto nella pianta bruciandola in qualsiasi modo, la combustione sottrae all’atmosfera così tanto ossigeno quanto la pianta ne ha prodotto durante la sua crescita, mentre l’emissione di CO2 è esattamente uguale alla quantità che essa ha tolto all’aria nello stesso tempo. Si ha quindi un ciclo chiuso che rispecchia in pieno l’ideale di equilibrio ecologico.

Per riequilibrare lo squilibrio atmosferico prodotto dalla combustione dei prodotti petroliferi bisognerebbe piantare ogni anno milioni di ettari di nuovi boschi. Al contrario, si distruggono quei pochi che restano per soddisfare la nostra fame di carta. La produzione di una tonnellata di cellulosa di canapa sottrae all’atmosfera circa 1,5 tonnellate di CO2; 100.000 ettari coltivati a canapa ripuliscono l’aria di 1,8 milioni di tonnellate di CO2.

Se invece del petrolio si usa la canapa per la produzione di carburanti e combustibili, oltre a essere questi esenti da piombo e zolfo, non si aggiunge nemmeno un grammo di CO2 all’atmosfera. E gli innumerevoli altri usi di questa campionessa mondiale tra tutte le piante nell’abbattimento della CO2, garantiscono, anno dopo anno, una costante riduzione della CO2 atmosferica.

(dal Manifesto della Sociosofia)

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